Allarme Fp Cgil

“Ssn definanziato, rischio chiusura ospedali”

Tagli alle risorse, servizi sempre più deboli e personale sotto pressione. Il sindacato denuncia il progressivo smantellamento del Servizio sanitario nazionale e annuncia la mobilitazione del 20 novembre.

02 novembre 2026 15:19
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In Italia la spesa sanitaria pubblica si ferma al 6,2% del PIL, contro percentuali decisamente più alte in diversi Paesi europei. Intanto, oltre 5,6 milioni di cittadini hanno rinunciato alle cure nel 2025. Il segretario generale Federico Bozzanca: «Si passa dal diritto al privilegio».

La progressiva riduzione delle risorse destinate al Servizio sanitario nazionale rischia di compromettere ulteriormente la qualità e l'accessibilità delle prestazioni, provocando nuovi tagli ai servizi, la chiusura di ospedali e un crescente impoverimento del personale. È l'allarme lanciato dalla Fp Cgil attraverso una nota del segretario generale Federico Bozzanca, che denuncia una situazione sempre più preoccupante per il futuro della sanità pubblica italiana.

«Con questa progressiva e inesorabile riduzione delle risorse al Servizio sanitario nazionale c’è il fortissimo rischio di ulteriori tagli ai servizi, di chiusura di ospedali, di svalorizzazione di lavoratrici e lavoratori sempre più sotto stress che saranno spinti ancor di più ad andare a lavorare altrove. In sintesi: siamo di fronte ad una gravissima manomissione del diritto alla salute costituzionalmente garantito», scrive Bozzanca.

A confermare le preoccupazioni del sindacato sono i dati relativi alla spesa sanitaria pubblica in Europa. La Germania destina alla sanità l'11% del PIL, la Francia il 9,4%, la Svezia il 9,3% e il Regno Unito il 9,2%. Anche la Slovacchia, con il 6,4%, supera l'Italia, dove nel 2025 la spesa sanitaria pubblica ha rappresentato appena il 6,2% del prodotto interno lordo. Una percentuale che, secondo le previsioni richiamate dalla Fp Cgil, è destinata a diminuire ulteriormente nei prossimi anni.

«Dati drammatici che rischiano di condannare il Servizio sanitario nazionale ad una terribile agonia», sottolinea Bozzanca, annunciando l'adesione convinta della categoria allo sciopero generale proclamato dalla Cgil per il 20 novembre. Una mobilitazione che, assicura il segretario generale, rappresenta soltanto una tappa di un percorso di protesta e rivendicazione destinato a proseguire.

Nel mirino della Fp Cgil c'è quella che viene definita una precisa scelta politica: ridurre progressivamente il finanziamento della sanità pubblica, intervenendo contemporaneamente con investimenti limitati e concentrati su alcuni settori, come quello del personale dei pronto soccorso, senza affrontare le difficoltà degli altri servizi.

«Quella di ridurre i fondi alla sanità è una scelta politica ben precisa, così come lo è compiere un piccolo investimento nel personale dei pronto soccorso lasciando indietro gli altri servizi riducendo, di fatto, il perimetro del servizio pubblico», osserva il sindacalista.

Una strategia che, secondo Bozzanca, rischia di modificare profondamente il modello sanitario italiano, spostando progressivamente il baricentro dal pubblico al privato e trasformando un diritto universale in una possibilità legata alle condizioni economiche dei cittadini.

«Una strategia che sposta l'asse dal diritto al privilegio, dal pubblico al privato – quel privato che non rinnova i contratti nazionali –, che mortifica le professionalità che ogni giorno si dedicano alla cura delle persone, che manomette quella che è sempre stata considerata un'eccellenza, il Servizio sanitario nazionale», afferma.

A rendere ancora più evidente la criticità della situazione è l'aumento della spesa sanitaria privata, che in Italia cresce mentre diminuiscono le risorse pubbliche. Un fenomeno che trasferisce una quota sempre maggiore dei costi dell'assistenza direttamente sulle famiglie, con conseguenze pesanti soprattutto per le fasce economicamente più fragili della popolazione.

Il risultato è un accesso alle cure sempre più diseguale. Nel 2025, infatti, il 9,6% della popolazione italiana, pari a oltre 5,6 milioni di persone, ha dichiarato di aver rinunciato ad almeno una visita specialistica o a un accertamento diagnostico, pur avendone bisogno. Un dato che, secondo la Fp Cgil, rischia di peggiorare ulteriormente se non verrà invertita la tendenza al progressivo ridimensionamento del finanziamento pubblico.

«In più in Italia, contrariamente ad altri Paesi europei, mentre diminuisce la spesa pubblica aumenta quella privata: ciò vuol dire che i costi sono sempre più scaricati sulle famiglie. E così il fenomeno delle persone che rinunciano alle cure sarà sempre più grave», avverte Bozzanca.

La mobilitazione del 20 novembre assume quindi, nelle parole del sindacato, un significato che va oltre la vertenza contrattuale e le rivendicazioni del personale sanitario. Al centro c'è la difesa del Servizio sanitario nazionale, delle professionalità che vi operano e del diritto di tutti i cittadini a ricevere cure adeguate, indipendentemente dal reddito e dalle condizioni sociali.

«Siamo di fronte ad un graduale smantellamento del Servizio Sanitario nazionale: il 20 novembre sciopereremo a difesa di tutte le lavoratrici e i lavoratori, e di tutti i cittadini. In ballo ci sono i princìpi dell'universalità, dell'uguaglianza e dell'equità, assi portanti della nostra democrazia», conclude il segretario generale della Fp Cgil, Federico Bozzanca.

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