Spariti 1,3 milioni di euro: condannato commissario liquidatore
Il tribunale di Avellino ha inflitto cinque anni di reclusione al legale Emilio Sandulli per la distrazione dei fondi di un concordato.
La vicenda giudiziaria, che ha visto protagonista l'avvocato Emilio Sandulli (classe 1946), è giunta a una svolta con la sentenza di primo grado emessa dal collegio presieduto dalla giudice Sonia Matarazzo. L'imputato è stato riconosciuto colpevole del reato di peculato, in relazione alla gestione del patrimonio della ditta edile Augusto Picariello, attiva fin dal 1989. Secondo l'accusa, confermata dal verdetto, il professionista avrebbe fatto sparire un attivo di circa un milione e trecentomila euro che, nell'ambito di un concordato preventivo, sarebbe dovuto servire alla chiusura della procedura e alla riabilitazione dell'impresa.
La condanna a cinque anni di reclusione, superiore alla richiesta di quattro anni e sei mesi avanzata dal pubblico ministero Sodano, segna il punto finale di un procedimento rimasto inspiegabilmente in sospeso per decenni. Nonostante l'azienda disponesse di risorse patrimoniali ampiamente sufficienti a soddisfare i creditori e concludere l'iter, la liquidazione non è mai stata formalizzata, sollevando nel tempo i ripetuti dubbi e le sollecitazioni degli eredi dell'imprenditore Augusto Picariello.
Il nodo gordiano è venuto al pettine soltanto nel 2021, quando il giudice civile Gaetano Guglielmo, di fronte all'ennesima inerzia del professionista, ha deciso di convocare Sandulli per un chiarimento urgente. L'assenza ingiustificata dell'avvocato all'udienza fissata dal magistrato ha rappresentato il punto di non ritorno, portando alla revoca immediata dell'incarico. La gravità delle anomalie riscontrate nella gestione dei conti ha spinto il giudice a trasmettere d'ufficio l'intero incartamento alla Procura della Repubblica di Avellino.
L'apertura del fascicolo penale ha permesso di ricostruire il flusso di denaro mai rendicontato, portando alla luce la condotta dell'avvocato che, pur operando insieme ad altri due liquidatori non coinvolti nell'indagine, aveva di fatto assunto il controllo della gestione finanziaria. Con la lettura della sentenza, che distingue nettamente la posizione del condannato da quella dell'omonimo noto amministrativista cittadino, il tribunale ha chiuso una delle pagine giudiziarie più lunghe e complesse del distretto irpino.