Si è spento Mattia Maestri il bimbo in coma dal 2017 per aver mangiato un formaggio al latte crudo
Dopo nove anni in stato vegetativo si è spento il piccolo di Coredo, simbolo della battaglia sui rischi dei cibi contaminati.
Il piccolo Mattia Maestri è morto all'età di dodici anni in Trentino, dopo aver trascorso nove anni in stato vegetativo permanente a causa dell'ingestione di un formaggio a latte crudo contaminato da Escherichia coli. La drammatica notizia è stata resa nota dal padre, Giovanni Battista Maestri, ponendo fine a un lunghissimo calvario iniziato nell'estate del 2017 a Coredo. La vicenda, che ha profondamente commosso l'opinione pubblica nazionale, ha segnato per sempre la vita della famiglia e aperto una dolorosa e fondamentale pagina sul tema della sicurezza alimentare.
La vita del bambino si era fermata improvvisamente a soli quattro anni, quando l'infezione batterica causò una gravissima sindrome emolitico-uremica che compromise in modo irreversibile le sue funzioni cerebrali. Da quel drammatico giorno, Mattia ha vissuto immobilizzato in un letto, accudito costantemente dai suoi genitori che non hanno mai smesso di lottare per dargli dignità e assistenza. Il cordoglio del padre, espresso nel suo toccante messaggio di ringraziamento alla comunità, racchiude il dolore incommensurabile di una famiglia che ha affrontato quasi un decennio di immensa sofferenza, trasformando una tragedia intima in una consapevolezza collettiva sui pericoli nascosti in prodotti apparentemente genuini.
Sul fronte giudiziario, la vicenda ha attraversato tutti i gradi di giudizio fino alla recente sentenza della Corte di Cassazione, che ha confermato in via definitiva il nesso di causalità tra l'alimento contaminato e le lesioni subite dal piccolo. La pronuncia degli ermellini ha reso irrevocabili le condanne per lesioni personali colpose a carico dei due responsabili del caseificio sociale coinvolto nella produzione del formaggio. Una vittoria legale amara ma fondamentale, che ha stabilito la piena responsabilità della filiera produttiva nella mancata tutela della salute dei consumatori, specialmente dei più piccoli.
Dal dolore di questa perdita e dalla determinazione di non rendere vana la sofferenza di Mattia è nata un'associazione di consumatori, fondata e promossa proprio dal padre Giovanni Battista. L'organizzazione si batte attivamente per informare il pubblico sui rischi connessi all'assunzione di alimenti intrinsecamente pericolosi, chiedendo regole più stringenti ed etichettature chiare per i prodotti realizzati con latte non pastorizzato. La storia di Mattia lascia così un'eredità di impegno civico, affinché nessun altro bambino e nessuna altra famiglia debbano affrontare un destino simile.