Sequestro dell’imprenditore di Curti, il Riesame conferma le misure
Il Tribunale di Napoli riqualifica i reati in tentato sequestro e tentata estorsione, ma conferma l’aggravante mafiosa per i sei principali indagati.
Il Tribunale del Riesame di Napoli ha confermato l’ordinanza emessa dal gip del Tribunale di Santa Maria Capua Vetere nei confronti delle sei persone coinvolte nella vicenda del presunto sequestro di un imprenditore di Curti, titolare di una concessionaria di auto di lusso.
I giudici hanno però riqualificato i reati contestati, ritenendo configurabili il tentato sequestro e la tentata estorsione, anziché il sequestro compiuto. Confermata invece l’aggravante mafiosa, oltre alle contestazioni relative a rapina e lesioni.
Le persone interessate dal provvedimento sono Domenico Cuono Buonavolontà, Andrea Menditti, Fabrizio Menditti, Antonio Rosato, Pasquale Campolattano e Carmine Derotti. Nell’inchiesta risultano inoltre indagati Lorenzo Smeragiulo, Marco Valletta e Francesco Argenziano.
Le pressioni e l’agguato
Secondo la ricostruzione degli inquirenti, l’imprenditore Pasquale Walter Stellato avrebbe iniziato a subire pressioni riconducibili al clan. In una videochiamata, Pasquale Apicella, ritenuto dagli investigatori uno dei reggenti della fazione Bidognetti dei Casalesi, gli avrebbe parlato di un «problema a Casale» legato a una vicenda automobilistica.
Successivamente Stellato sarebbe stato convocato a Recale, nell’abitazione dei fratelli Andrea e Fabrizio Menditti, per partecipare a una videochiamata con un’altra persona detenuta in carcere. L’imprenditore avrebbe però rifiutato ogni forma di mediazione.
La situazione sarebbe poi precipitata la sera del 12 maggio 2026. Dopo aver chiuso la concessionaria, Stellato sarebbe stato bloccato lungo la strada da due auto con a bordo otto persone.
I malviventi, con il volto coperto e armi in pugno, si sarebbero presentati come appartenenti alle forze dell’ordine, mostrando distintivi e palette contraffatti con la scritta “Police”.
L’imprenditore sarebbe stato quindi caricato su un’auto, incappucciato e immobilizzato con i polsi legati, per poi essere condotto nei pressi del cimitero di San Prisco.
Qui sarebbe stato aggredito e colpito anche con il calcio di una pistola. Durante l’azione gli sarebbero stati sottratti un marsupio contenente 10mila euro, una valigetta con le chiavi delle vetture presenti nella concessionaria e un orologio Rolex.
La decisione del Riesame mantiene dunque in piedi l’impianto accusatorio e, soprattutto, l’aggravante mafiosa, pur modificando la qualificazione dei reati principali contestati agli indagati.