Senza cognome per aspettare il papà in cella: mamma nei guai

Voleva il cognome del papà detenuto e ha ritardato l'anagrafe: 38enne denunciata. Il piccolo sta bene, ora la registrazione.

A cura di Redazione
28 febbraio 2026 12:24
Senza cognome per aspettare il papà in cella: mamma nei guai -
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Una storia di burocrazia, sentimenti e aule di tribunale. Una donna di 38 anni, è stata denunciata dai Carabinieri per soppressione di stato. Il motivo? Non aver registrato il figlio all’anagrafe entro i termini di legge, nel tentativo di attendere la scarcerazione del compagno.

L’allarme e l’intervento dei Carabinieri

Tutto ha inizio a fine gennaio, quando la donna dà alla luce il suo bambino. Trascorse le prime settimane, a fine febbraio, incrociando i dati medici con quelli dei registri civili, emerge un’anomalia: per lo Stato, quella donna risulta ancora "nubile e senza prole".

Il mancato rispetto del termine dei dieci giorni previsto dalla legge per la dichiarazione di nascita fa scattare l'allarme. I Carabinieri della stazione di San Sebastiano al Vesuvio, temendo il peggio per le sorti del neonato, si sono recati d’urgenza presso l’abitazione della donna.

Il "piano" per il cognome del padre

Al loro arrivo, i militari hanno trovato una situazione di assoluta normalità: mamma e figlio stavano bene. La verità dietro la mancata registrazione è emersa immediatamente:

  • Il padre è detenuto: L’uomo, un 33enne, si trova attualmente nel carcere di Secondigliano.

  • L’impasse burocratico: Non essendo sposati, per il riconoscimento del figlio è necessaria la presenza fisica di entrambi i genitori davanti all'ufficiale dello stato civile.

  • L’attesa: Sapendo che il compagno sarebbe tornato in libertà il prossimo 27 marzo, la donna aveva deciso di "congelare" la pratica, convinta che attendere un mese in più non sarebbe stato un problema pur di garantire al piccolo il cognome del papà.

"Il tempo c'è ancora per regolare la cosa", si sarebbe sentita dire superficialmente durante alcune richieste di informazioni, decidendo così di aspettare il fine pena del compagno.

Verso il lieto fine

Nonostante le buone intenzioni materne, la legge non ammette deroghe sui tempi della denuncia di nascita. La 38enne è stata dunque denunciata per il reato di soppressione di stato (art. 566 c.p.), che punisce chiunque impedisce l'accertamento dello stato civile di un neonato.

Tuttavia, la vicenda si avvia verso una risoluzione positiva. Le autorità si sono già attivate per regolarizzare la posizione del bambino nei prossimi giorni, permettendogli di ottenere finalmente l'identità legale e il cognome tanto atteso dalla madre, prima ancora della scarcerazione del padre.

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