Se tre denunce da tre ex compagne ritirate e un ammonimento non bastano a evitare un Femminicidio

Un sistema che archivia i segnali d'allarme finisce per lasciare le donne sole davanti al proprio carnefice.

19 agosto 2026 18:52
Se tre denunce da tre ex compagne ritirate e un ammonimento non bastano a evitare un Femminicidio -
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Tino Keber aveva già manifestato la propria indole violenta, collezionando querele da tre diverse ex compagne nel 2002, nel 2010 e nel 2021, tutte successivamente ritirate e archiviate. Nonostante l'emissione di un provvedimento di ammonimento da parte del Questore di Venezia lo scorso giugno, la catena di prevenzione si è spezzata drammaticamente a Camponogara, dove il quarantatreenne ha ucciso la trentanovenne Tania Terrin prima di togliersi la vita.

Le parole del presidente del Consiglio regionale del Veneto, Luca Zaia, mettono a nudo una realtà inaccettabile: quello che è accaduto è un vero e proprio fallimento delle istituzioni. Non è più tollerabile liquidare come semplici "liti familiari" i comportamenti recidivi di chi accumula denunce e provvedimenti formali. Quando una donna trova la forza di segnalare la violenza e nei confronti dell'aggressore scatta un ammonimento, quella misura non può rimanere una sterile carta burocratica, ma deve trasformarsi in una protezione reale e in valicabile.

Di fronte alla tragedia di Tania non ci si può limitare al cordoglio di circostanza. Il ritiro di una querela è spesso il sintomo della paura, della manipolazione o dell'isolamento in cui la vittima si trova immersa, non la prova della fine del pericolo. Ignorare la gravità di questi precedenti significa consegnare le vittime al loro destino. È indispensabile chiederci cosa non abbia funzionato nella catena dei controlli e intervenire con estrema determinazione: chi ha la responsabilità di valutare il rischio deve prendere sul serio ogni singolo segnale, prima che la burocrazia si trasformi nell'ennesima condanna a morte.

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