Se entro quattro giorni i camion non ripartono, i fiori di Ognissanti finiscono al macero

Il presidente del Consorzio Produttori Florovivaisti Campani: «Il caro gasolio è anche il nostro. Il Governo intervenga subito e garantisca il transito delle merci deperibili»

21 ottobre 2026 14:35
Se entro quattro giorni i camion non ripartono, i fiori di Ognissanti finiscono al macero -
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«Questa protesta è anche la nostra. Il gasolio che pesa sui camion è lo stesso che muove i nostri trattori e scalda le nostre serre: gli agricoltori pagano lo stesso conto degli autotrasportatori e, per questo, chiediamo con loro risposte immediate. Ma proprio perché siamo dentro questa battaglia, sappiamo quanto costa ogni giorno di attesa. Per noi il tempo non si misura in settimane, ma in giorni».

È l’allarme lanciato da Enzo Malafronte, presidente del Consorzio Produttori Florovivaisti Campani, sulla mobilitazione contro il caro carburanti che da giorni interessa il Mezzogiorno, con presidi anche lungo le autostrade A1 e A30.

Ognissanti, una scadenza che non può aspettare

Il nodo è il calendario. Il ponte di Ognissanti rappresenta uno degli appuntamenti più importanti dell’anno per la floricoltura tradizionale e vale, da solo, circa un quinto del fatturato delle aziende del settore. Cooperative e imprese campane hanno investito mesi di lavoro, energia e manodopera per arrivare preparate a questa ricorrenza.

Ma il blocco dei trasporti rischia di compromettere tutto. Se entro quattro giorni i camion non torneranno a circolare, una parte consistente della produzione potrebbe non raggiungere in tempo i mercati e i cimiteri, proprio nel periodo di maggiore richiesta.

«Un fiore reciso non si mette in magazzino: ha una vita di pochi giorni. Se non parte, si butta», spiega Malafronte. «Il rischio concreto è mandare al macero il raccolto di un’intera stagione. Questo significherebbe perdite che molte aziende non sono in grado di assorbire e che potrebbero costringerle a chiudere».

Il rischio di rivivere l’incubo del 2020

A preoccupare il comparto non sono soltanto le perdite immediate. Il mancato arrivo dei fiori italiani sui mercati potrebbe favorire ulteriormente i produttori stranieri, già in grado di colmare i vuoti lasciati dalle aziende campane.

«In questo momento i mercati del Nord Italia sono approvvigionati da aziende estere che sopperiscono al nostro mancato arrivo di fiori», sottolinea il presidente del Consorzio. «Uno scenario che ci riporta dritti al lockdown del 2020, quando abbiamo visto distruggere i fiori nelle serre. Allora c’era una pandemia, oggi c’è una vertenza che si può risolvere attorno a un tavolo».

Un paragone che restituisce la dimensione della crisi: per il florovivaismo, infatti, anche pochi giorni di paralisi possono compromettere mesi di lavoro, investimenti e programmazione commerciale.

La Campania rischia di pagare due volte

La Campania è tra le regioni di riferimento del florovivaismo italiano, in particolare per la produzione di fiori recisi. Un patrimonio produttivo e occupazionale che rischia di subire un doppio contraccolpo: prima l’aumento dei costi energetici e del carburante, poi l’impossibilità di consegnare la merce nei tempi necessari.

Da qui l’appello alle istituzioni affinché si trovi rapidamente una soluzione alla vertenza e si tutelino, nel frattempo, le produzioni deperibili.

«Il Governo deve rispondere subito, a chi guida i camion e a chi coltiva la terra. Nell’attesa va garantito il transito delle merci deperibili: sarebbe paradossale che una protesta nata contro il caro gasolio finisse per distruggere il lavoro di chi quel caro gasolio lo subisce ogni giorno», conclude Malafronte.

«Salvare i fiori di Ognissanti significa salvare il lavoro di centinaia di famiglie campane».

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