Sanità in Campania: l'allarme dei medici tra carenze e rischi

Due internisti su tre denunciano turni insostenibili e l'84,6% teme errori clinici a causa dei gettonisti.

A cura di Redazione
23 maggio 2026 11:45
Sanità in Campania: l'allarme dei medici tra carenze e rischi -
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Durante il 31° Congresso nazionale della Federazione dei medici internisti ospedalieri (Fadoi),in corso di svolgimento a Rimini, i camici bianchi della Campania hanno lanciato un duro grido d'allarme sulle condizioni critiche della sanità regionale. L'indagine presentata fotografa una realtà d'emergenza dove la carenza cronica di organico e il ricorso massiccio alle esternalizzazioni stanno minando la sicurezza delle cure e la stabilità dei reparti ospedalieri.

La pressione quotidiana sulle strutture sanitarie emerge con forza dalla percezione diretta del personale, tanto che il 53,8% dei medici campani dichiara un netto peggioramento delle condizioni lavorative rispetto all'inizio della carriera, a cui si aggiunge un ulteriore 15,4% che le giudica addirittura molto peggiorate. Questa situazione si traduce in turni sempre più logoranti e in una fatica diffusa che grava interamente sulle spalle di professionisti costretti a gestire contesti ad altissimo stress.

La destabilizzazione dei reparti è strettamente correlata alla presenza dei medici a gettone, una realtà segnalata ormai in quasi la metà dei Pronto soccorso regionali. Questa esternalizzazione del servizio non solo altera l'organizzazione interna, ma sposta l'intera pressione assistenziale a cascata sulle Medicine interne, dove la mancanza di team stabili e la discontinuità terapeutica aumentano sensibilmente il rischio di incorrere in errori involontari durante la pratica clinica quotidiana.

Per invertire questa tendenza drammatica la Federazione sottolinea l'urgenza di attuare una profonda riorganizzazione strutturale che vada oltre il semplice aumento dei professionisti in corsia. Diventa infatti indispensabile riclassificare le Medicine interne come strutture a medio-alta intensità di cura e parallelamente rafforzare i collegamenti tra gli ospedali e i servizi territoriali, garantendo così una presa in carico sicura per i pazienti più fragili e affetti da pluripatologie.

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