San Martino V.C. Rifugio Mafariello, un televisore abbandonato sfida il senso civico
La natura non è una discarica. E il rispetto per il territorio non è un optional: è il minimo indispensabile per potersi definire cittadini civili.
La fotografia parla da sola: accanto a un cassonetto, in un luogo immerso nel verde, qualcuno ha pensato bene di abbandonare un vecchio televisore, trasformando un angolo di montagna in una piccola discarica a cielo aperto.
Viene spontaneo chiedersi: ma perché?
Perché caricare un televisore, trasportarlo fin lassù e lasciarlo in un luogo che dovrebbe essere rispettato e preservato, quando esiste un servizio di raccolta dei rifiuti ingombranti che, su prenotazione, può provvedere al ritiro secondo le modalità previste dal proprio Comune?
Non si tratta di un rifiuto impossibile da smaltire, né di un problema privo di soluzioni. Bastava una telefonata, un appuntamento e un minimo di pazienza. Eppure qualcuno ha scelto la strada più assurda: portare un rifiuto in montagna, dove non dovrebbe trovarsi, invece di affidarlo al circuito corretto di smaltimento.
È una malattia mentale? È inciviltà? È semplice menefreghismo?
Non è possibile, e nemmeno corretto, attribuire a un gesto del genere una patologia psichica. Non ogni comportamento irragionevole è una malattia. Ma possiamo certamente parlare di irresponsabilità, mancanza di senso civico e scarso rispetto per l'ambiente.
Chi compie questi gesti sembra dimenticare che la montagna non è una discarica personale, il bosco non è un deposito di oggetti fuori uso e il territorio non appartiene soltanto a chi lo frequenta, ma anche a chi verrà dopo di noi.
C'è poi un aspetto ancora più paradossale: per liberarsi di un televisore, qualcuno ha impiegato tempo e fatica per portarlo in un luogo dove avrebbe potuto tranquillamente trascorrere una giornata all'aria aperta, godendo della natura anziché deturparla.
E tutto questo per evitare una semplice telefonata.
Un televisore abbandonato non è soltanto un oggetto fuori posto. È un rifiuto elettronico che deve essere gestito correttamente e che, lasciato nell'ambiente, può contribuire al degrado del territorio e comportare rischi legati ai materiali di cui è composto.
Il problema, dunque, non è soltanto il televisore. È la mentalità che sta dietro a quel gesto: l'idea che il proprio problema possa essere risolto scaricandolo sulla collettività, che tanto qualcuno pulirà, che il danno fatto alla natura sia sempre responsabilità di qualcun altro.
La vera domanda è: che cosa ci manca per capire che il rispetto dell'ambiente comincia dai comportamenti quotidiani?
Non servono grandi discorsi ecologici, fotografie da pubblicare o giornate dedicate alla pulizia dei boschi se poi, nella vita di tutti i giorni, manca la capacità di compiere il gesto più semplice e responsabile.
Al Rifugio Mafarielo questa fotografia ci consegna una lezione amara. La montagna merita cura, attenzione e rispetto. Chi la frequenta dovrebbe sentirsi custode della sua bellezza, non autorizzato a lasciarvi ciò che non gli serve più.
La civiltà di una comunità non si misura soltanto dalle sue strade pulite o dai suoi paesaggi, ma anche dalla responsabilità con cui ciascuno si comporta quando pensa di non essere visto.
Perché la montagna non può rispondere, non può protestare e non può chiamare il servizio di raccolta. Possiamo farlo noi. E proprio per questo abbiamo il dovere di rispettarla.
La natura non è una discarica. E il rispetto per il territorio non è un optional: è il minimo indispensabile per potersi definire cittadini civili.