Rifugi montani abbandonati, tocca ai sindaci dei comuni intervenire
Iovino chiama in causa sindaci e Forestali. Restano gli interrogativi su controlli, rifugi, sentieri e denunce presentate negli anni.
Dopo aver chiesto le dimissioni del presidente dell’Ente Parco Regionale del Partenio, Francesco Iovino, torniamo sulla vicenda alla luce delle sue dichiarazioni, che aprono nuovi interrogativi sulla gestione e sulla tutela del territorio.
«Più che chiedere le mie dimissioni, bisognerebbe interpellare chi è preposto alla salvaguardia del territorio: i sindaci e i Carabinieri Forestali», ha dichiarato Iovino, sottolineando le difficoltà operative dell’Ente. «Noi non abbiamo personale per la sorveglianza, ma non mi sottraggo alle mie responsabilità».
Il presidente ha inoltre riferito di aver chiesto da tempo la convocazione di un tavolo in Prefettura per affrontare quella che definisce una situazione insostenibile. La convocazione, ha spiegato, è arrivata finalmente mercoledì.
Rifugi e sentieri, competenze da chiarire
Iovino ha richiamato l’attenzione anche sulla questione dei rifugi presenti nell’area del Parco. Secondo quanto riferito dal presidente, le strutture appartengono ai Comuni e, in alcuni casi, sono demaniali. Una circostanza che, a suo avviso, limita la possibilità di intervento diretto dell’Ente Parco.
Un altro capitolo riguarda la manutenzione dei sentieri, per la quale entrerebbe in gioco la Comunità Montana Partenio Vallo Lauro Baianese, chiamata a operare in accordo con i Comuni.
Ed è proprio su questo punto che si impone una domanda: come vengono impiegate le risorse umane disponibili e quali interventi sono stati programmati per garantire la manutenzione della rete sentieristica? La disponibilità di personale, da sola, non basta: occorre capire quali attività vengano effettivamente svolte, con quali obiettivi e con quali risultati.
Drone, fototrappole e convenzioni: quali risultati?
C’è poi la questione dei controlli sul territorio, un aspetto centrale nel dibattito sulla salvaguardia del Partenio.
Da quanto ci risulta, l’Ente Parco avrebbe messo a disposizione dei Carabinieri Forestali strumenti e supporti operativi, tra cui un drone e fototrappole, oltre ad altri servizi. Sarebbe stata inoltre prevista una convenzione finalizzata a rafforzare i controlli all’interno dell’area protetta.
Se queste iniziative sono state attivate, è legittimo chiedersi quali risultati abbiano prodotto. Quanti controlli sono stati effettuati? Quante violazioni sono state accertate? Quali interventi sono stati realizzati grazie alle attrezzature e agli strumenti messi a disposizione?
Allo stato attuale, non disponiamo di un quadro pubblico completo che consenta di valutare l'efficacia di queste attività. Proprio per questo, sarebbe importante che gli organismi coinvolti rendessero noti i dati relativi ai controlli e agli eventuali provvedimenti adottati.
Le denunce presentate dall’Ente Parco: che fine hanno fatto?
Un altro interrogativo riguarda le numerose denunce che, nel corso degli anni, l’Ente Parco avrebbe presentato in relazione alle criticità riscontrate sul territorio.
Che cosa è successo dopo le segnalazioni? Quali verifiche sono state avviate? Quanti procedimenti hanno avuto seguito e quali situazioni sono state effettivamente risolte?
Sono domande alle quali non si può rispondere con supposizioni. Servono dati, atti e riscontri da parte degli enti competenti. Ma è proprio la necessità di fare chiarezza a rendere indispensabile un confronto pubblico sullo stato delle attività di tutela.
Le responsabilità sono condivise, ma servono risposte
Le dichiarazioni di Iovino pongono una questione che va oltre la persona del presidente. La tutela del Parco del Partenio coinvolge più soggetti istituzionali, ciascuno con competenze e responsabilità da verificare: Ente Parco, Comuni, Comunità Montana e Carabinieri Forestali.
L’assenza di personale dedicato alla sorveglianza, richiamata dal presidente, è un elemento da considerare. Allo stesso modo, è necessario chiarire quali strumenti siano stati messi in campo, come siano stati utilizzati e quali risultati abbiano prodotto.
La convocazione in Prefettura rappresenta un’occasione per affrontare queste questioni in maniera organica. Ma il confronto non dovrebbe limitarsi a una ricognizione delle difficoltà: dovrebbe tradursi in impegni verificabili, tempi certi e responsabilità chiaramente individuate.
La nostra richiesta di dimissioni nasceva dalla necessità di richiamare l’attenzione su una situazione che riteniamo meritevole di risposte. Le precisazioni del presidente aggiungono elementi al dibattito, ma non esauriscono gli interrogativi.
Il punto, oggi, non è soltanto stabilire chi debba intervenire, ma capire che cosa sia stato fatto finora, che cosa non abbia funzionato e quali azioni concrete verranno intraprese per proteggere il territorio.
Il Partenio ha bisogno di controlli efficaci, sentieri manutenuti, rifugi gestiti e segnalazioni che abbiano un seguito. I cittadini hanno diritto di conoscere i risultati dell’azione delle istituzioni. E ciascun ente coinvolto dovrebbe essere messo nelle condizioni di chiarire il proprio operato, senza scaricare sugli altri le responsabilità che gli competono.