Riforma senza fondi: la trappola sulle pene alternative
Il Garante Ciambriello avverte: la detenzione terapeutica rischia di rimanere un'illusione per migliaia di detenuti.
La nuova legge sulla detenzione domiciliare terapeutica riconosce finalmente la tossicodipendenza come una malattia e non come un vizio, ma rischia di nascere già morta. A lanciare l'allarme è Samuele Ciambriello, Garante campano dei detenuti e portavoce della Conferenza nazionale dei Garanti territoriali, che nei giorni scorsi ha denunciato la pesante sproporzione tra gli annunci istituzionali e le risorse finanziarie effettivamente sul piatto. Secondo Ciambriello, il Governo promette un cambiamento epocale per oltre diecimila persone, mentre nei fatti le coperture economiche attuali bastano appena a garantire un percorso riabilitativo ad una piccolissima frazione dei potenziali destinatari.
I numeri della discordia evidenziano un divario enorme: a fronte di diecimila potenziali beneficiari stimati dall'esecutivo, i 19,4 milioni di euro stanziati riusciranno a coprire soltanto 800 percorsi terapeutici. Questa forbice rischia di generare enormi quanto illusorie aspettative sia dentro che fuori gli istituti di pena. Senza un immediato stanziamento di risorse reali e l'assunzione organica di psicologi, psichiatri e operatori dei servizi per le dipendenze (SerD) all'interno delle carceri, i detenuti non avranno neppure gli strumenti per elaborare i progetti riabilitativi indispensabili per accedere alle strutture esterne.
La svolta culturale rappresentata dall'equiparazione della dipendenza a una patologia è indubbiamente un atto di civiltà che non cancella la responsabilità penale, ma ribadisce che curare chi soffre è l'unico strumento efficace per abbattere la recidiva e garantire la sicurezza della collettività. Tuttavia, la riabilitazione non può essere improvvisata una volta varcati i cancelli dell'istituto penitenziario né si può sperare che questa norma risolva da sola la piaga del sovraffollamento carcerario. Per far camminare la legge serve un impegno finanziario concreto, perché un mero testo normativo privo di gambe e di personale sanitario qualificato si tradurrà soltanto nell'ennesima promessa mancata dello Stato.