Reliquiario della Santa Spina: presentato il progetto di restauro
Dalla distruzione del 1943 alla rinascita: Benevento lancia una sottoscrizione popolare per salvare un tesoro d'arte e fede.
A Benevento, è stato presentato ufficialmente il progetto di restauro radicale del Reliquiario della Santa Spina, un prezioso manufatto settecentesco gravemente segnato dal tempo e dalle ferite della Seconda Guerra Mondiale. L'iniziativa, nata dalla volontà della Chiesa Metropolitana e supportata dalla Fondazione "Benedetto Bonazzi" ETS, mira a restituire l'antico splendore a un simbolo identitario della comunità sannita, custode di secoli di devozione popolare. L'evento ha preso le mosse dalla presentazione del volume storico curato da E. Cuozzo e G. Muollo, trasformandosi nell'atto d'inizio di una vera e propria mobilitazione collettiva.
La storia di questo capolavoro d'arte sacra è legata a doppio filo ai momenti più drammatici del territorio beneventano. Donato alla Chiesa Metropolitana nel dicembre del 1727 dal Papa Benedetto XIII Orsini, il Reliquiario era originariamente custodito nella sagrestia del duomo. Sopravvissuto miracolosamente ai devastanti bombardamenti alleati del settembre 1943, che rasero al suolo la cattedrale e mutilarono la celebre porta bronzea Janua Maior, l'oggetto ha resistito fino a oggi portando con sé i segni di quella violenta mutilazione storica, oltre all'inevitabile usura dei secoli.
Oggi quella memoria non può più essere lasciata al degrado e il piano d'intervento si prospetta scientifico e rigoroso. Il dottor Giuseppe Muollo, storico dell'arte ed ex funzionario del Ministero della Cultura, ha illustrato nel dettaglio le complesse tecniche operative che saranno impiegate per risanare la struttura. Non si tratta semplicemente di pulire un oggetto antico, ma di compiere un'operazione di alta chirurgia conservativa su un'opera che, oltre al valore artistico intrinseco, raccoglie l'eredità immateriale di intere generazioni di fedeli.
Per tradurre il progetto in realtà, le istituzioni hanno deciso di lanciare una grande sottoscrizione pubblica, trasformando il restauro in un'azione corale e partecipata. La cittadinanza può contribuire attivamente attraverso un'erogazione liberale tramite bonifico bancario intestato alla Fondazione, oppure consegnando direttamente le donazioni presso la sagrestia della cattedrale, l'Ufficio diocesano per la Cultura o direttamente agli archeologi del Museo diocesano. Un piccolo gesto collettivo per sanare le ferite della guerra e riappropriarsi, finalmente, di un pezzo fondamentale della propria anima storica.