Provincia di Avellino, il caso Buonopane arriva al bivio del TAR
A ridosso del verdetto giudiziario, il Presidente indice le elezioni: una mossa strategica per evitare il commissariamento o legittima scelta?
Il 19 dicembre 2021 Rizieri Buonopane veniva eletto alla guida della Provincia di Avellino, ma la sua permanenza in carica è diventata oggetto di un acceso scontro istituzionale a causa di una controversa interpretazione normativa sulla durata del mandato. Facendo decorrere l'inizio della presidenza dall'11 giugno 2022, data di un rinnovo parziale, l'amministrazione ha di fatto prorogato la scadenza del quadriennio oltre il 19 dicembre 2025. Per contestare questa condotta, ritenuta omissiva e illegittima, il sindaco di Montefredane, Ciro Aquino, ha presentato ricorso al TAR di Salerno, la cui udienza decisiva è stata fissata per il prossimo mercoledì 29 aprile.
Proprio nelle ultime ore, con una tempistica che solleva più di un interrogativo politico, è giunta la notizia che Buonopane procederà domani all'indizione dei comizi elettorali. Questa improvvisa accelerazione, che avviene a soli tre giorni dal verdetto dei giudici amministrativi, appare agli occhi di molti osservatori come una manovra difensiva volta a neutralizzare l'efficacia di una possibile pronuncia sfavorevole del tribunale. Il dubbio che aleggia tra le stanze della politica irpina è che il Presidente stia tentando di giocare d'anticipo per evitare che sia la magistratura a dettare i tempi di Palazzo Caracciolo.
L'ironia della situazione non è sfuggita alle opposizioni, che leggono in questa decisione dell'ultima ora una chiara ammissione di vulnerabilità rispetto alla solidità giuridica della proroga fin qui difesa. Sebbene Buonopane avesse teoricamente tempo fino a settembre per indire le elezioni basandosi sulla sua interpretazione, la fretta manifestata a ridosso del "gong" giudiziario suggerisce che il timore di un pronunciamento ostativo abbia prevalso su ogni altra valutazione. È evidente come la convergenza tra il calendario del potere e quello del tribunale stia rendendo questa vicenda un caso emblematico di gestione dubbia dei tempi democratici.
Mentre l'ente si prepara finalmente a tornare alle urne, resta aperto il tema della trasparenza e dell'opportunità politica che deve guidare l'operato di chi amministra la cosa pubblica. La scelta di agire solo sull'orlo del baratro giudiziario indebolisce la credibilità dell'istituzione, lasciando spazio a critiche sulla reale volontà di rispettare le scadenze naturali previste dalla legge. La cittadinanza attende ora di conoscere non solo le date ufficiali del voto, ma soprattutto di capire se tale mossa basterà a chiudere una querelle che ha segnato profondamente la credibilità della presidenza Buonopane.