Per Gennaro Morgillo, Marco Iovino e Filomena Rocco, pene ridotte rispetto alle richieste della Dda

Il Tribunale ha escluso il reato associativo e diversi episodi di spaccio contestati ai tre imputati. Gennaro Morgillo condannato a 8 anni, Marco Iovino e Filomena Rocco a 6 anni ciascuno. L’avvocato Vittorio Fucci annuncia appello.

19 ottobre 2026 16:03
Per Gennaro Morgillo, Marco Iovino e Filomena Rocco, pene ridotte rispetto alle richieste della Dda -
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Si è concluso dinanzi al Tribunale di Santa Maria Capua Vetere il processo a carico di Gennaro Morgillo, 41 anni, di San Felice a Cancello, Marco Iovino, 60 anni, di Bonea, e Filomena Rocco, 47 anni, di Pozzuoli, imputati di associazione finalizzata al traffico di sostanze stupefacenti e di diversi episodi di spaccio.

Il Tribunale, accogliendo in larga parte le argomentazioni difensive degli avvocati Vittorio Fucci e Daniela Martino, ha assolto tutti e tre gli imputati dall’accusa di associazione finalizzata al traffico di droga, oltre che da diversi episodi di spaccio contestati. Le condanne riguardano soltanto alcuni singoli episodi di cessione di sostanze stupefacenti.

La decisione si discosta sensibilmente dalle richieste avanzate dalla Direzione distrettuale antimafia (Dda), che aveva chiesto 26 anni di reclusione per Gennaro Morgillo e 13 anni ciascuno per Marco Iovino e Filomena Rocco.

Il Tribunale ha invece inflitto a Morgillo la pena di 8 anni di reclusione, a Iovino quella di 6 anni e a Rocco quella di 6 anni.

Secondo la ricostruzione accusatoria, Morgillo, Iovino e Rocco avrebbero fatto parte di un’associazione criminale dedita al traffico di sostanze stupefacenti, attiva tra Caserta, la Valle Caudina, la Valle di Suessola e la Valle di Maddaloni. Nell’impianto accusatorio, a Morgillo veniva attribuito un ruolo di promotore dell’organizzazione, mentre agli altri imputati sarebbero stati contestati ruoli operativi.

L’attività di spaccio, secondo quanto ipotizzato dagli investigatori, sarebbe stata organizzata attraverso un sistema di consegne itineranti. Gli appuntamenti con gli acquirenti sarebbero stati concordati telefonicamente o tramite WhatsApp e Facebook, anche mediante l’utilizzo di espressioni che gli inquirenti ritenevano riconducibili al traffico di droga.

Con la sentenza, il Tribunale ha escluso la responsabilità degli imputati per il più grave reato associativo, riconoscendo invece la loro responsabilità soltanto per alcuni degli episodi di spaccio contestati.

La difesa ha annunciato che la sentenza sarà impugnata dall’avvocato Vittorio Fucci, nonostante l’assoluzione dall’accusa associativa e dai diversi episodi contestati. Per Morgillo e Iovino, inoltre, resta da valutare l’eventuale applicazione della continuazione con precedenti condanne, circostanza che potrebbe comportare aumenti di pena contenuti, nell’ordine di pochi mesi.

La vicenda giudiziaria si chiude dunque, in primo grado, con l’esclusione dell’accusa associativa e con pene sensibilmente inferiori rispetto a quelle richieste dalla Dda. La difesa si prepara ora a contestare anche le condanne relative ai singoli episodi di spaccio.

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