Parco del Partenio, il Presidente Iovino passi ai fatti o valuti le dimissioni
Da settimane denunciamo le criticità del Parco. L’indignazione non basta: servono controlli, risposte concrete e un cambio di passo immediato. Basta con le inutili riunioni che non portano a nulla
«Siamo profondamente indignati». Le parole del presidente dell’Ente regionale Parco del Partenio, Franco Iovino, arrivano dopo la diffusione delle immagini relative a quanto accaduto sulle montagne del Partenio, riaccendendo i riflettori sulla tutela del patrimonio naturale e sull’utilizzo dei sentieri da parte di quad e motociclette.
Ma la domanda è inevitabile: perché indignarsi soltanto adesso? Da settimane denunciamo le criticità e le condizioni di abbandono che, a nostro giudizio, interessano il Parco. Non abbiamo aspettato che le immagini diventassero virali per richiamare l’attenzione sulla necessità di proteggere un territorio di straordinario valore ambientale.
L’indignazione del presidente è comprensibile, ma non può rappresentare il punto d’arrivo. Deve essere, semmai, il punto di partenza per una riflessione seria sull’efficacia delle attività di prevenzione, sulla presenza sul territorio e sulla capacità dell’Ente di garantire una tutela concreta.
LA RIUNIONE CON I FORESTALI NON BASTA
Iovino ricorda di aver convocato, la settimana precedente, una riunione con i Carabinieri Forestali per rafforzare i controlli in vista di un evento motociclistico organizzato sul Partenio da alcune associazioni. Un’iniziativa che, nelle intenzioni, avrebbe dovuto contribuire a prevenire situazioni problematiche.
È legittimo, allora, chiedere quali misure operative siano state predisposte, quale coordinamento sia stato attivato e quali risultati siano stati ottenuti. Domande che non implicano automaticamente responsabilità personali per quanto accaduto, ma che riguardano il dovere di rendere conto dell’attività di un ente pubblico.
Una riunione, da sola, non garantisce la protezione dei sentieri. Un annuncio non sostituisce la vigilanza e un comunicato stampa non può diventare la risposta ordinaria a ogni emergenza.
Il punto non è stabilire chi sia più indignato. Il punto è capire se il sistema di tutela funzioni e quali interventi siano necessari per renderlo realmente efficace.
PERSONALE INSUFFICIENTE? SERVONO RISPOSTE E UN PIANO
Il presidente sostiene che la tutela della montagna richieda controlli massicci, riconoscendo che i Carabinieri Forestali non possono affrontare da soli un lavoro tanto impegnativo. Richiama inoltre la necessità di personale adeguato e di una collaborazione più stretta con gli altri enti.
Sono questioni concrete, che meritano risposte altrettanto concrete. Quante risorse servono al Parco? Quali richieste sono state presentate? Quali strumenti sono già disponibili? Quali accordi possono essere attivati con i Comuni e con gli organismi competenti?
È necessario conoscere gli atti, le iniziative intraprese e gli ostacoli che impediscono di garantire controlli adeguati. Senza queste informazioni, il rischio è che la carenza di personale diventi una spiegazione ripetuta delle difficoltà, senza una prospettiva chiara per superarle.
L’incontro annunciato con il Prefetto di Avellino, già programmato anche per affrontare la questione dei fumi provenienti dalla raccolta delle nocciole, può rappresentare un'occasione importante. Ma il confronto istituzionale dovrà produrre impegni verificabili, tempi definiti e un coordinamento effettivo.
IL PARCO NON PUÒ ESSERE DIFESO SOLTANTO A PAROLE
Il problema non riguarda esclusivamente quad e motociclette. Riguarda il modello complessivo di tutela di un patrimonio naturale che non può essere lasciato senza un sistema di prevenzione adeguato.
Servono controlli nelle aree più esposte, attenzione alle segnalazioni, rispetto delle regole e collaborazione tra gli enti. È positivo che il presidente inviti associazioni e cittadini a segnalare situazioni problematiche. Ma la partecipazione della comunità non può sostituire le responsabilità delle istituzioni.
Anche l’invito rivolto alle polizie municipali a coordinarsi con i Carabinieri Forestali deve tradursi in modalità operative chiare, nel rispetto delle competenze di ciascun organismo.
Da settimane richiamiamo l’attenzione sulle condizioni del Parco. Ora chiediamo che alle parole seguano fatti documentabili: un programma di vigilanza, obiettivi misurabili, una ricognizione delle risorse disponibili e aggiornamenti pubblici sui risultati raggiunti.
IOVINO CAMBI MARCIA O SI APRA IL TEMA DELLE DIMISSIONI
La questione, a questo punto, è anche istituzionale. Quale strategia intende mettere in campo il presidente per garantire una svolta nella tutela del Partenio? Quali risultati si impegna a raggiungere e in quali tempi?
Iovino ha l'opportunità di rispondere con un piano concreto, rendendo conto delle iniziative già avviate e delle misure che intende promuovere. Il territorio ha bisogno di sapere che cosa cambierà, non soltanto di ascoltare nuove dichiarazioni di indignazione dopo l'ennesima polemica.
Se esistono difficoltà strutturali, occorre affrontarle e spiegare quali soluzioni siano perseguibili. Se mancano risorse, bisogna chiarire quali richieste siano state avanzate e quali risposte siano arrivate. Se il coordinamento tra gli enti è insufficiente, è necessario indicare come renderlo più efficace.
E se, nonostante gli interventi annunciati, non dovesse arrivare un cambio di passo concreto, sarà legittimo aprire una riflessione politica e amministrativa sull'opportunità che Iovino continui a guidare l'Ente Parco. La possibilità delle dimissioni può essere posta come questione di responsabilità istituzionale, senza trasformarla in una condanna personale priva di accertamenti.
Il Partenio non ha bisogno di una competizione a chi si dichiara più indignato. Ha bisogno di presenza, controlli, programmazione e capacità di proteggere il territorio ogni giorno.
Noi continueremo a denunciare le criticità che riteniamo meritevoli di attenzione e a chiedere risposte. Perché la montagna non appartiene a chi oggi ricopre un incarico, ma a un'intera comunità e alle generazioni future.
Presidente Iovino, l'indignazione non basta più. Servono fatti, responsabilità e una svolta verificabile. Se questa svolta non arriverà, il tema della permanenza alla guida del Parco non potrà essere eluso.