Ospedale Monaldi: un ulivo per Domenico, simbolo di dolore e rinascita
Piantato un albero secolare per ricordare il piccolo scomparso dopo il trapianto. La direttrice Iervolino: "Uniti per una sanità migliore".
Tra le aiuole dell'ospedale Monaldi, da oggi, affonda le sue radici un ulivo secolare. Non è solo una pianta, ma un monito e una carezza alla memoria di Domenico Caliendo, il bambino tragicamente scomparso a seguito di un trapianto di cuore rivelatosi poi danneggiato. L’iniziativa, promossa dalla direzione generale dell’Azienda dei Colli, ha coinciso con la celebrazione del precetto pasquale, trasformando un rito tradizionale in un momento di profonda riflessione collettiva.
L'assenza della famiglia e l'empatia delle istituzioni
Nonostante l'invito, la famiglia Caliendo ha scelto di non presenziare alla cerimonia. Una decisione accolta con estremo rispetto e commozione da Anna Iervolino, direttrice generale dell’Azienda, che ha mostrato una rara sensibilità nel commentare l'accaduto:
"La signora Patrizia ha deciso di non partecipare e io la comprendo profondamente. Varcare questi cancelli rappresenta un dolore ancora troppo vivido. Il dolore di una madre non si può descrivere e capisco che non fosse pronta, nonostante l'abbraccio di tutto l'ospedale volesse essere un gesto di riappacificazione."
Una missione che continua nel segno del dovere
L'ulivo, donato dalla società che cura il verde del complesso ospedaliero, è stato il fulcro di un discorso che ha toccato i vertici e il personale sanitario. La direttrice Iervolino non ha nascosto le cicatrici che questa tragedia ha lasciato anche all'interno della struttura:
Il dolore condiviso: "Questa tragedia ha travolto la famiglia di Domenico, ma ha colpito duramente anche noi. Soffriamo tutti."
L'impegno per il futuro: "Da questo dolore abbiamo il dovere di trarre un bene prezioso: continuare a lavorare per una sanità pubblica migliore."
L'identità del medico: "Il valore del prendersi cura degli altri è la nostra missione. I pazienti continuano a varcare queste porte con fiducia e noi non possiamo tradirli."
Un segnale di unità
In un clima di forte tensione emotiva, la dirigenza ha voluto sottolineare come l'evento, che avrebbe potuto creare una frattura insanabile tra l'utenza e la classe medica, stia portando a una coesione basata sulla professionalità e sull'amorevolezza.
La cerimonia si è conclusa con una preghiera rivolta non solo alla famiglia Caliendo, ma a tutti i professionisti coinvolti in questa "immane tragedia", affinché si possa trovare una luce anche nel momento più buio. L'ulivo del Monaldi resta lì, simbolo di una pace ancora difficile da raggiungere, ma necessaria per onorare una piccola vita spezzata.