Omicidio Vasienti : la Cassazione mette in crisi il mandato omicidiario

Colpo di scena nel giallo dell'omicidio Vasenti: i giudici ermellini annullano l'ordinanza contro il boss Tritto, ritenuto il mandante.

A cura di Redazione
05 giugno 2026 14:40
Omicidio Vasienti : la Cassazione mette in crisi il mandato omicidiario -
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Il 16 novembre 2016, a Bari, il pregiudicato Nicola Vasienti veniva trovato morto nella sua abitazione dove si trovava agli arresti domiciliari, vittima di un feroce omicidio inizialmente camuffato da suicidio per impiccagione. La Direzione distrettuale antimafia di Bari aveva individuato nel boss Giovanni Tritto il presunto mandante dell'esecuzione, pianificata per mettere a tacere la vittima prima che formalizzasse la sua collaborazione con la giustizia, e in Domenico e Gaetano Remini, insieme a Donato Sardella, gli esecutori materiali del delitto. La Suprema Corte di Cassazione ha però ribaltato lo scenario, disponendo l'annullamento con rinvio dell'ordinanza cautelare ed evidenziando profonde crepe nell'impianto accusatorio.

L'inchiesta si era mossa sin da principio su un terreno scivoloso a causa del sofisticato inquinamento della scena del crimine orchestrato dagli assassini per depistare i primi rilievi. Gli inquirenti avevano faticosamente ricomposto i tasselli del mosaico partendo proprio da quella messinscena dell'armadio, incrociando i riscontri tecnici con una fitta rete di intercettazioni ambientali e telefoniche captate tra i sospettati. La svolta decisiva appariva ormai consolidata grazie alle dichiarazioni del collaboratore di giustizia Arcangelo Telegrafo, il quale aveva riferito di aver raccolto le confidenze dirette del boss Giovanni Tritto in merito all'ordine di eliminare il potenziale pentito.

Il movente ricostruito dalla magistratura inquirente ruotava attorno al disperato tentativo del clan Strisciuglio di proteggere i propri vertici e i propri segreti da possibili rivelazioni eteroaccusatorie. Vasienti si trovava in una posizione vulnerabile e le voci sulla sua imminente scelta di passare dalla parte dello Stato erano giunte all'orecchio della cupola criminale, decretandone l'immediata condanna a morte. Le intercettazioni raccolte a carico di quelli che venivano considerati i killer materiali sembravano aver chiuso definitivamente il cerchio attorno al gruppo di fuoco, blindando una tesi accusatoria che aveva superato indenne i primi vagli giudiziari.

Il verdetto della Cassazione ha scardinato le certezze della vigilia nonostante il Procuratore Generale avesse chiesto con fermezza il rigetto del ricorso difensivo. Le argomentazioni di natura squisitamente giuridica introdotte dagli avvocati Dario Vannetiello e Carlo Russo Frattasi hanno convinto i giudici di legittimità, che hanno ritenuto non adeguatamente motivata la gravità indiziaria relativa al ruolo del mandante. Il procedimento penale regredisce adesso davanti al Tribunale del Riesame di Bari, dove l'intera struttura dell'accusa dovrà essere ridiscussa e pesata alla luce dei rilievi espressi dalla Suprema Corte.

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