Omicidio Lippiello: ridotta la pena a padre e figlio

La Corte d'Assise d'Appello, Sezione Quinta, presieduta dalla Dott.ssa Ginevra Abbamondi, giudice a latere Dott.ssa Amalia Taddeo ha deciso di ridurre la condanna per Crisci Sabato Francesco, difeso...

19 gennaio 2026 13:49
Omicidio Lippiello: ridotta la pena a padre e figlio -
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La Corte d'Assise d'Appello, Sezione Quinta, presieduta dalla Dott.ssa Ginevra Abbamondi, giudice a latere Dott.ssa Amalia Taddeo ha deciso di ridurre la condanna per Crisci Sabato Francesco, difeso dall'Avvocato Antonio Falconieri e Crisci Salvatore, difeso dall'Avvocato Rolando Iorio, padre e figlio, accusati dell’omicidio di Felice Lippiello, avvenuto nel febbraio del 2024. La sentenza di appello, che ha portato la pena a undici anni di reclusione per i due imputati, modifica quella emessa in primo grado dal Gup di Avellino, che li aveva condannati a sedici anni di carcere. La decisione della Corte arriva dopo che la difesa, rappresentata dagli avvocati Antonio Falconieri e Rolando Iorio, ha sostenuto la tesi dell’omicidio preterintenzionale, un'ipotesi che è stata accolta dagli organi giuridici competenti. Il delitto, avvenuto il 9 febbraio 2024, ha visto i Crisci, accompagnati da un complice, aggredire Lippiello, provocandone la morte. La Corte ha ritenuto che l’azione violenta non fosse stata premeditata, ma il frutto di un’escalation incontrollata, accogliendo così la difesa che aveva sostenuto l’idea che la morte della vittima fosse il risultato di un atto violento, ma non intenzionale. Il processo d’appello ha visto la Corte di Assise di Appello di Napoli modificare la sentenza di primo grado, riducendo la pena per Francesco e Salvatore Crisci, padre e figlio accusati dell’omicidio di Felice Lippiello. La condanna iniziale di sedici anni di reclusione è stata ridotta a undici anni, in seguito all’accoglimento della tesi difensiva che ha sostenuto il reato di omicidio preterintenzionale. Questo reato, previsto dal codice penale, si configura quando la morte di una persona è il risultato di un’azione violenta, compiuta con un’intenzione che non mira esplicitamente ad uccidere. Gli avvocati della difesa avevano sollevato tale questione sin dal primo grado, ma la tesi era stata inizialmente respinta dal Gup di Avellino, il quale aveva ritenuto che le modalità dell’aggressione dimostrassero una piena consapevolezza da parte degli imputati del rischio di causare la morte della vittima. Tuttavia, il ricorso in appello, supportato da ulteriori prove, ha spinto la Corte a rivedere l’interpretazione del fatto, riducendo la pena in virtù della natura meno intenzionale dell’omicidio.

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