Oltre il 23 maggio: la legalità è una pratica quotidiana, non una sfilata

Commemorare i martiri della giustizia richiede coerenza giornaliera, non la retorica passeggera di una passerella istituzionale.

23 maggio 2026 07:55
Oltre il 23 maggio: la legalità è una pratica quotidiana, non una sfilata -
Condividi

Oggi, 23 maggio, l’Italia si unisce nel ricordo di Giovanni Falcone, Francesca Morvillo e degli agenti della scorta, simboli eterni della lotta alla mafia. In tutto il Paese, istituzioni, scuole e cittadini si mobilitano per onorare il loro sacrificio e ribadire l'impegno collettivo contro l’illegalità. Tuttavia, questa ricorrenza rischia troppo spesso di trasformarsi in un palcoscenico per passerelle politiche, sollevando un interrogativo fondamentale su cosa significhi davvero difendere lo Stato. La vera legalità non si esaurisce nei discorsi di circostanza di una singola giornata, ma si misura nella costanza delle azioni quotidiane.

Troppi amministratori pubblici e rappresentanti delle istituzioni affollano i palchi delle commemorazioni con parole altisonanti, per poi dimenticare quegli stessi valori non appena si spengono i riflettori. Prima di indossare la fascia tricolore e pronunciare discorsi sulla giustizia, molti di loro dovrebbero guardarsi allo specchio e compiere un profondo esame di coscienza. È fin troppo facile mostrare il volto pulito della legalità di facciata mentre, nel segreto delle stanze comunali o regionali, si cede a compromessi ambigui, favoritismi, clientelismi e alla gestione opaca della cosa pubblica. Chi giura fedeltà alla Costituzione ha il dovere morale di essere degno di quella memoria ogni singolo giorno, respingendo ogni forma di corruzione, anche quella apparentemente più insignificante, che logora le fondamenta della nostra democrazia.

La cultura della legalità si costruisce nella normalità dei comportamenti amministrativi, attraverso la trasparenza degli appalti, il merito nei concorsi pubblici e il rispetto rigoroso delle regole. Quando un amministratore sceglie la via della scorciatoia o del privilegio per mantenere il proprio consenso elettorale, tradisce l'eredità di chi ha pagato con la vita la difesa del bene comune. Non basta non avere condanne penali per definirsi paladini della giustizia; serve un'etica pubblica inattaccabile, capace di anteporre l'interesse della collettività a quello personale o di partito. Solo così la politica può riacquistare la credibilità perduta e diventare un modello credibile per le nuove generazioni.

Onorare il 23 maggio significa quindi trasformare la memoria storica in un codice di condotta permanente, un esercizio di cittadinanza attiva che non ammette deroghe o pause. I cittadini hanno il diritto e il dovere di pretendere questa coerenza, vigilando sull'operato di chi li governa e rifiutando la retorica vuota dei palazzi. La legalità non è un abito da sera da sfoggiare nelle grandi occasioni per raccogliere applausi, ma una divisa da lavoro da indossare con umiltà e determinazione dal lunedì alla domenica, nelle piccole e nelle grandi scelte che determinano il futuro del nostro Paese.

Segui Informazione Sei