No al CPR di Castel Volturno: il vescovo Lagnese guida la protesta
La Chiesa si oppone fermamente alla struttura nel Casertano: "Non deve essere un luogo di marginalità, ma un laboratorio di convivenza civile".
Il vescovo di Caserta, Pietro Lagnese, ha espresso oggi una netta contrarietà alla realizzazione di un Centro di permanenza per il rimpatrio (Cpr) a Castel Volturno durante un incontro presso il Centro Fernandes. L'alto prelato ha motivato il suo dissenso evidenziando le gravi criticità strutturali e umane che caratterizzano tali centri su tutto il territorio nazionale, sottolineando come la reclusione all'interno di queste strutture finisca per calpestare sistematicamente la dignità degli individui.
Lagnese ha ribadito che il progetto risulta ancora più inopportuno in un territorio che, da decenni, lotta per il riscatto sociale e che ha già dimostrato, attraverso il costante impegno di parrocchie, associazioni e terzo settore, una straordinaria capacità di integrazione. Il vescovo teme che l'apertura di un Cpr possa alimentare narrazioni negative e stigmatizzanti, vanificando gli sforzi compiuti per trasformare una realtà segnata da una forte pressione migratoria in un modello di civile convivenza.
All'iniziativa hanno preso parte diverse figure di rilievo, tra cui l'arcivescovo di Ferrara-Comacchio e presidente della Commissione per le migrazioni della CEI, Gian Carlo Perego, insieme al vescovo di Cerreto Sannita, Giuseppe Mazzafaro, e al delegato nazionale delle Acli, Gianluca Mastrovito. La loro presenza ha confermato la compattezza dell'episcopato campano e nazionale nel sostenere l'appello affinché Castel Volturno venga sottratta a logiche di segregazione.
L'incontro si è concluso con un forte monito rivolto alle istituzioni affinché il territorio venga sostenuto nel suo percorso di inclusione sociale invece di essere identificato come area di esclusione. La posizione espressa dai vertici ecclesiastici mira a tutelare il futuro di una comunità che ospita da anni migliaia di cittadini stranieri, chiedendo con fermezza che non vengano imposte soluzioni che rischiano di compromettere la stabilità sociale raggiunta sul campo.