Napoli, stretta sui B&B nel centro storico: tetto del 30%.

La delibera approvata a maggioranza dal Consiglio comunale. In un edificio con dieci appartamenti, al massimo tre potranno essere destinati all'attività ricettiva.

15 settembre 2026 21:16
Napoli, stretta sui B&B nel centro storico: tetto del 30%.  -
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È arrivato il via libera del Consiglio comunale di Napoli alla stretta sui B&B e sulle attività extralberghiere nel centro storico. La delibera, approvata a maggioranza dopo un lungo dibattito in aula, introduce un tetto massimo del 30 per cento degli immobili destinabili alla ricettività, lasciando il restante 70 per cento alla residenza.

Una scelta con cui Palazzo San Giacomo punta a frenare la trasformazione delle abitazioni in strutture turistiche e a tutelare i residenti del centro storico, sempre più alle prese con l'aumento dei prezzi delle case e degli affitti.

B&B, la regola del 30 per cento

La nuova disciplina fissa un limite preciso: in un edificio composto da dieci appartamenti, solo tre potranno essere destinati ad attività ricettiva, mentre gli altri sette dovranno restare utilizzati come civili abitazioni.

Una soglia che in alcune zone del centro storico è già stata superata. Il provvedimento potrebbe quindi avere conseguenze soprattutto nelle aree dove la presenza di B&B e affitti brevi è cresciuta maggiormente negli ultimi anni, spostando eventualmente nuovi investimenti verso quartieri meno interessati dalla pressione turistica.

Il secondo punto centrale della delibera riguarda il cambio di destinazione d'uso. Per trasformare un'abitazione in struttura ricettiva sarà necessario ottenere gli specifici titoli autorizzativi previsti dalla nuova disciplina.

Un passaggio che, nelle intenzioni dell'amministrazione, dovrebbe consentire anche di avere un quadro più chiaro degli immobili che vengono sottratti alla funzione residenziale per essere destinati all'accoglienza turistica.

Lieto: «Il turismo non deve assorbire tutto»

Il provvedimento conclude un percorso avviato oltre un anno fa dall'amministrazione. Dopo il documento strategico preliminare e l'adozione della variante, si è aperta la fase di partecipazione pubblica. Complessivamente sono state presentate 19 osservazioni, esaminate e recepite attraverso le controdeduzioni approvate dalla Giunta nell'aprile 2026.

A illustrare la delibera in aula è stata la vicesindaca e assessora all'Urbanistica Laura Lieto, che ha difeso la necessità di intervenire sul fenomeno della turistificazione.

«La città storica è un organismo urbano vivo: il turismo deve essere parte di questo processo senza assorbire tutto, come avvenuto altrove», ha sottolineato Lieto.

L'obiettivo, ha spiegato, è costruire «una città giusta, nella quale sia ancora possibile abitare».

Per l'assessora, l'urbanistica non può da sola risolvere la crisi abitativa, ma non può nemmeno restare fuori da un fenomeno che sta modificando profondamente il volto di alcune zone della città.

«Una città è viva se è abitabile», ha concluso Lieto.

Abbac all'attacco: «Delibera ideologica»

La risposta degli operatori dell'extralberghiero non si è fatta attendere. Abbac, la Rete nazionale extralberghiera, contesta duramente il provvedimento e annuncia un possibile ricorso al Tar.

«È una delibera ideologica, dettata da esigenze politiche più che da una lettura rigorosa dei fenomeni abitativi e turistici», attacca il presidente Agostino Ingenito.

La Rete sostiene di aver già espresso le proprie perplessità durante gli incontri con l'amministrazione e in Consiglio comunale e chiede perché le osservazioni presentate non abbiano portato a un ripensamento della misura.

Nel mirino soprattutto la soglia del 30 per cento, giudicata da Abbac una limitazione applicata senza un quadro sufficientemente aggiornato della situazione.

«Non si può descrivere l'intero centro storico come un'area di overtourism generalizzato e farne ricadere il costo sulle famiglie e sui piccoli operatori», sostiene Ingenito.

Secondo la Rete, prima di fissare un limite sarebbe necessario conoscere nel dettaglio il numero delle attività censite dal Suap, gli immobili realmente sottratti alla residenza, il fabbisogno abitativo e le zone dove esistono effettive condizioni di sovraffollamento turistico.

«Pronti al ricorso al Tar»

Abbac è pronta dunque a portare la questione davanti ai giudici amministrativi.

«Ci opporremo alla variante e incaricheremo i nostri legali di predisporre un ricorso al Tar, valutando il testo definitivo e gli atti che ne disciplinano l'applicazione», annuncia Ingenito.

La Rete chiede inoltre al Comune di pubblicare i dati utilizzati per determinare la soglia del 30 per cento e di rendere conto delle osservazioni ricevute durante l'iter.

Secondo Abbac, il provvedimento rischia di penalizzare anche le famiglie napoletane che hanno investito nella riqualificazione di immobili altrimenti fatiscenti e i giovani che negli ultimi anni hanno avviato un'attività ricettiva o stavano preparando pratiche per accedere a finanziamenti agevolati.

Il voto del Consiglio comunale, quindi, non chiude la partita. La nuova stretta sui B&B apre ora un confronto destinato a proseguire sul piano politico, economico e amministrativo. E, con l'annunciato ricorso di Abbac, anche nelle aule della giustizia amministrativa.

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