Napoli, cure palliative per Domenico: stop accanimento
Quando la guarigione è impossibile resta la cura: medici e genitori uniti per accompagnare il piccolo senza accanimento terapeutico.
In una stanza d’ospedale a Napoli, dove la medicina ha lottato con ogni mezzo per riscrivere un destino avverso, il linguaggio della cura sta cambiando. Per il bambino di due anni che aveva ricevuto un cuore purtroppo danneggiato, la parola d’ordine non è più "vincere" la malattia, ma custodire la dignità del paziente.
Dopo la constatazione dell’impossibilità di una ripresa, medici e familiari hanno intrapreso un nuovo, doloroso ma necessario cammino: quello delle cure palliative pediatriche.
Il passaggio dall'accanimento all'accompagnamento
L’obiettivo primario si è spostato: non più il prolungamento forzato di una vita senza prospettive, ma il controllo totale del dolore fisico e di ogni forma di sofferenza. In questo contesto, si valuta la sospensione dell’Ecmo (la circolazione extracorporea).
Secondo i pareri legali e bioetici, l'interruzione di tali supporti vitali, quando diventano sproporzionati rispetto ai benefici, non è un abbandono, bensì un atto volto a evitare l’accanimento terapeutico.
Cosa sono davvero le cure palliative?
Come spiegato dalla dottoressa Franca Benini, responsabile del Centro regionale veneto del dolore e cure palliative pediatriche, queste cure non sono un "arrendersi", ma una presa in carico globale della complessità del bambino.
"Le cure palliative consistono essenzialmente nel controllo dei sintomi. Bisogna valutare se terapie e cure hanno ancora ragione di essere mantenute: se non servono al benessere del bambino, vanno man mano ridotte."
I pilastri di questo percorso sono:
Qualità della vita: Rimettere al centro il benessere del piccolo, anche in condizioni di estrema criticità.
Condivisione assoluta: Ogni decisione è il frutto di un dialogo costante e profondo tra l’equipe medica e la famiglia.
Umanizzazione: Riconoscere che, quando la medicina non può più guarire, deve continuare a prendersi cura.
Una decisione di squadra
La scelta di sospendere i supporti meccanici e virare verso il fine vita è un processo delicatissimo che spetta ai medici in "condivisione assoluta" con i genitori. È il momento in cui la tecnica medica fa un passo indietro per lasciare spazio all’etica e al rispetto profondo per il distacco, garantendo che l'ultimo tratto di strada sia percorso nel modo più dolce possibile.