Morte di Vanessa Cella, condannati i tre sanitari

Tre condanne per la morte di Vanessa Cella, deceduta dopo tre interventi estetici. Il giudice dispone nuove indagini sulla clinica.

03 ottobre 2026 07:14
Morte di Vanessa Cella, condannati i tre sanitari -
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Si è concluso con tre condanne il processo di primo grado celebrato davanti al Tribunale di Torre Annunziata per la morte di Vanessa Cella, la 37enne deceduta il 26 marzo 2022 dopo essere stata sottoposta, nella stessa giornata, a tre interventi di chirurgia estetica nella Casa di cura Santa Maria la Bruna di Torre del Greco.

Il giudice Antonio Fiorentino ha inflitto 2 anni e 8 mesi al chirurgo, 3 anni e 4 mesi all'anestesista e 2 anni e un mese al direttore sanitario della clinica. I tre sanitari erano imputati per omicidio colposo.

Vanessa Cella non si risvegliò dall'anestesia dopo una giornata nella quale era stata sottoposta a tre interventi chirurgici consecutivi. Al centro del procedimento sono finite, tra gli altri aspetti, le modalità di somministrazione dell'anestetico, l'impiego del curaro per l'immobilizzazione e soprattutto il mancato monitoraggio nella fase post operatoria.

Le richieste della Procura

La pm Marianna Ricci, al termine della requisitoria, aveva chiesto 3 anni e 6 mesi per l'anestesista, 3 anni per il chirurgo e 2 anni e 6 mesi per il direttore sanitario.

La Procura aveva inoltre sollecitato la trasmissione degli atti per consentire ulteriori accertamenti sulla gestione della struttura sanitaria. Anche questa richiesta è stata accolta dal giudice, che ha disposto la trasmissione dei verbali delle testimonianze al pubblico ministero per la valutazione di eventuali ulteriori ipotesi di reato.

La provvisionale alla famiglia

Il Tribunale ha inoltre condannato ciascuno dei tre imputati al pagamento di una provvisionale di 15mila euro in favore di Patrizio Cella, fratello della vittima, costituito parte civile e assistito dall'avvocato Enrico Ricciuto.

Al centro del processo anche la questione del monitoraggio post operatorio. Secondo quanto emerso nel procedimento, la responsabilità per tale fase non ricadrebbe esclusivamente sull'anestesista: in base ai principi richiamati dalla giurisprudenza della Corte di Cassazione, gli obblighi di sorveglianza dopo l'intervento coinvolgono anche il chirurgo che ha eseguito l'operazione.

Il legale della famiglia: «L'impianto accusatorio ha retto»

«Siamo soddisfatti – ha commentato l'avvocato Ricciuto –. L'impianto accusatorio ha retto e la famiglia, come ha sempre fatto finora, ringrazia la Procura per le sue indagini certosine».

Il legale ha poi rivolto l'attenzione alle procedure risarcitorie: «Il prossimo 5 marzo sarà il quinto anniversario della morte di Vanessa e ci auguriamo che sia la clinica, sia le assicurazioni, vogliano chiudere una volta per tutte le procedure risarcitorie».

Infine, il ricordo della madre di Vanessa, scomparsa prima della conclusione del processo: «L'unico rammarico – ha concluso Ricciuto – è che la mamma di Vanessa sia scomparsa prima di vedere che è stata fatta giustizia per la figlia».

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