Monte Taburno in fiamme, il dolore del Sannio: “I boschi non si difendono da soli”
Le immagini del rogo stringono il cuore. Il patrimonio verde del Sannio divorato dalle fiamme: una ferita profonda per territorio, natura e comunità.
Ci sono immagini davanti alle quali è difficile trovare le parole. Immagini che fanno male, che stringono il cuore e lasciano negli occhi il dolore per qualcosa che appartiene a tutti.
In queste ore il Monte Taburno brucia. Le fiamme si fanno strada tra la vegetazione, il fumo avvolge la montagna e il paesaggio che siamo abituati a vedere, quello che rappresenta uno dei simboli più belli del Sannio, appare ferito, devastato, quasi irriconoscibile.
È una ferita che non riguarda soltanto la montagna. Riguarda una comunità intera.
Il Taburno è natura, è biodiversità, è patrimonio paesaggistico, è rifugio per animali e piante, è memoria e identità di un territorio. È quel grande polmone verde che da generazioni accompagna la vita delle nostre comunità.
Vederlo avvolto dalle fiamme provoca dolore e rabbia.
Perché un bosco può essere distrutto in poche ore, ma per restituirgli ciò che il fuoco porta via possono essere necessari decenni.
Se dietro questo incendio dovesse essere accertata la mano dell'uomo, non sarebbe possibile parlare di semplice fatalità. Sarebbe un atto di enorme irresponsabilità, un danno inferto a un patrimonio naturale che appartiene a tutti e che tutti abbiamo il dovere di proteggere.
E mentre la montagna brucia, c'è chi continua a combattere.
Da ore uomini e donne sono impegnati senza sosta nelle operazioni di spegnimento e messa in sicurezza. Lavorano in condizioni difficilissime, tra il fumo, il buio, il caldo e un territorio spesso impervio.
A loro va il ringraziamento più sincero dell'intera comunità.
Ai lavoratori idraulico-forestali degli Enti Delegati impegnati nel Servizio AIB, agli operatori della Protezione Civile, ai Vigili del Fuoco e a tutti i volontari che stanno mettendo professionalità, sacrificio e coraggio al servizio del territorio.
Sono loro a essere in prima linea quando l'emergenza esplode. Sono loro a fronteggiare le fiamme mentre la montagna continua a bruciare e mentre, a distanza, tantissime persone guardano con apprensione il cielo illuminato dagli incendi.
Ma l'emergenza di oggi pone anche una domanda che non può essere rimandata.
Come si protegge un patrimonio boschivo prima che sia troppo tardi?
La prevenzione non può essere un intervento da mettere in campo soltanto dopo che il fuoco è divampato. La tutela delle montagne richiede manutenzione costante, presidio del territorio, programmazione e investimenti.
È su questo punto che interviene la FAI-CISL Irpinia Sannio, richiamando l'attenzione sulla necessità di rafforzare strutturalmente le politiche di prevenzione e di tutela del patrimonio forestale.
«Come FAI-CISL lo diciamo da anni: i boschi non si difendono da soli», sottolinea Alfonso Iannace, FAI-CISL Irpinia Sannio. «Servono più prevenzione, più manutenzione, più investimenti strutturali e stabilità per chi ogni giorno presidia il territorio. I lavoratori forestali non possono essere chiamati solo quando c'è l'emergenza».
Parole che riportano al centro il ruolo di chi quotidianamente conosce e presidia le montagne, ben oltre il momento drammatico dell'incendio.
Perché la prevenzione significa intervenire prima. Significa curare i boschi, garantire manutenzione, assicurare un presidio costante e mettere nelle condizioni chi lavora sul territorio di poter svolgere il proprio compito con continuità e stabilità.
E davanti alla devastazione del Taburno, la domanda diventa inevitabile.
«Oggi il Taburno brucia. Domani cosa rimarrà?», chiede Iannace.
Una domanda che pesa, soprattutto davanti alle immagini di queste ore.
La FAI-CISL Irpinia Sannio chiede che vengano accertate le responsabilità e che si intervenga con un piano straordinario di tutela e rilancio del massiccio del Taburno.
Perché quando brucia un bosco non vengono distrutti soltanto alberi.
Vengono colpiti gli habitat, gli animali, la biodiversità, il paesaggio. Viene ferita la memoria di un territorio e viene compromesso un patrimonio che appartiene anche alle generazioni che verranno.
Questa notte il Taburno brucia.
Ma il Sannio non può permettersi di dimenticare domani ciò che oggi sta accadendo sulle sue montagne.