Monaldi, teste: "Clima di terrore e minacce del primario"

La teste svela il caos al Monaldi: "Dottor Oppido aggressivo, ci disse di stare tranquilli davanti ai PM dopo averci minacciati".

A cura di Redazione
28 febbraio 2026 15:53
Monaldi, teste: "Clima di terrore e minacce del primario" -
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Non è solo una questione di protocolli violati o di un trasporto d’organi finito in tragedia. Dietro il caso del piccolo Domenico Caliendo – il bambino che il 23 dicembre scorso rimase sul tavolo operatorio senza un cuore nuovo perché quello arrivato da Bolzano era inutilizzabile – emerge ora un quadro inquietante di gestione del personale e tensioni interne al reparto di Cardiochirurgia dell’ospedale Monaldi.

"Cinquanta persone andate via per colpa sua"

A tracciare un ritratto durissimo del primario, il dottor Guido Oppido (attualmente indagato), è una testimone chiave: una donna, tecnico perfusionista presente in sala operatoria quel giorno. Davanti al Pubblico Ministero, la teste non si è limitata a ricostruire i dettagli tecnici, ma ha scoperchiato il vaso di Pandora sulla vivibilità del reparto.

"Il clima nel nostro reparto non era dei migliori. Negli ultimi anni sono andate via circa una cinquantina di persone a causa del clima di conflittualità ingenerato dal carattere del dottor Oppido."

Il "giallo" dell'orario di clampaggio

Il cuore della deposizione riguarda le presunte pressioni subite per far quadrare i conti sui tempi dell'intervento. Il punto critico è il clampaggio (la chiusura dei vasi sanguigni): un’operazione che, secondo i registri, sarebbe avvenuta alle 14:18, ovvero quando il cuore nuovo non era ancora fisicamente entrato in ospedale.

La testimone racconta un incontro avvenuto il 10 febbraio nell'ufficio del primario. Oppido, con la cartella clinica (CEC) bene in vista, l'avrebbe affrontata con toni intimidatori: "Come è possibile che io ho clampato alle 14.18 quando il cuore era fuori dall'ospedale?". Un'incongruenza temporale che sembrava agitare il primario, il quale avrebbe poi scaricato la tensione contro l'arredo dell'ufficio: un calcio a un termosifone e un insulto rivolto ai collaboratori: "Hai visto con che gente di m... ho a che fare?".

Pressioni e "rassicurazioni" pre-interrogatorio

Il racconto della perfusionista prosegue citando altri episodi di aggressioni verbali subite da una collega infermiera, rea di non aver "adeguato" la propria versione sulla natura dei vasi clampati.

Infine, il capitolo più delicato per gli inquirenti: la riunione del 16 febbraio. Pochi giorni prima degli interrogatori ufficiali della magistratura, Oppido avrebbe convocato l'intera equipe chirurgica nella sala medici. In quell'occasione, il tono sarebbe cambiato radicalmente, passando dalle minacce a una rassicurante (e sospetta) solidarietà: "Ci disse che quello che era successo non era colpa nostra e dovevamo stare tranquilli in vista dell'interrogatorio".

Lo scenario investigativo

Le dichiarazioni della teste aprono ora nuovi fronti per la Procura. Gli inquirenti dovranno accertare se vi sia stato un tentativo di inquinamento delle prove o di condizionamento dei testimoni per coprire eventuali negligenze nella gestione del trapianto. Mentre la giustizia fa il suo corso, resta l'amarezza per un reparto d'eccellenza descritto come una polveriera, dove il turnover dei medici sembra essere stato dettato non da scelte professionali, ma dalla fuga da un clima diventato insostenibile.

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