Ministro Piantedosi, questa è anche la sua Valle: ad Airola l’emergenza non è finita

Un appello al ministro dell’Interno: venga a vedere cosa sta accadendo. L’incendio continua a bruciare, la paura cresce e la Valle Caudina è in ginocchio

03 settembre 2026 08:02
Ministro Piantedosi, questa è anche la sua Valle: ad Airola l’emergenza non è finita -
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C’è un momento in cui non basta più aspettare.

L’incendio divampato nell’impianto di stoccaggio dei rifiuti di Airola continua a rappresentare un’emergenza. A giorni dal rogo, le operazioni di spegnimento non sono ancora completamente concluse: nell’area dell’impianto persistono fiamme e focolai e i Vigili del Fuoco sono ancora impegnati nel lavoro di messa in sicurezza, con l’intervento anche di un elicottero.

E mentre i soccorritori continuano a lavorare, la Valle Caudina continua a respirare la preoccupazione.

Non è più soltanto la cronaca di un incendio. È una questione che riguarda la salute delle persone, l’ambiente, le attività agricole, le imprese e la tranquillità di intere comunità.

Le istituzioni stanno facendo la loro parte. La Prefettura ha riunito i Comuni potenzialmente interessati, insieme a Vigili del Fuoco, Asl e Arpac, mentre la Regione Campania ha messo a disposizione ulteriori mezzi e personale a supporto delle operazioni.

Ma oggi sentiamo il bisogno di rivolgere una domanda precisa a Matteo Piantedosi, ministro dell’Interno e uomo profondamente legato a questa terra.

Ministro, venga a vedere.

Non lo diciamo per appartenenza politica. Non lo diciamo per chiedere passerelle o fotografie.

Lo diciamo perché Piantedosi conosce la Valle Caudina. È originario di Pietrastornina, dove ha mantenuto un legame concreto con la comunità e dove ancora oggi torna frequentemente. Solo poche settimane fa era proprio a Pietrastornina per un’iniziativa pubblica.

E allora forse proprio a lui, più che ad altri, questa Valle può chiedere un’attenzione particolare.

Perché qui non si sta chiedendo un favore. Si sta chiedendo allo Stato di esserci.

L’incendio di Airola ha superato i confini del comune nel quale è divampato. Ha coinvolto, direttamente o indirettamente, territori della Valle Caudina e ha costretto le amministrazioni locali a confrontarsi con una situazione che presenta inevitabili ricadute ambientali e sanitarie.

I primi monitoraggi hanno già imposto la massima cautela. Le autorità sanitarie e ambientali stanno continuando a raccogliere dati e a valutare le conseguenze della combustione.

E allora la domanda è semplice: quanto deve essere grande un’emergenza perché lo Stato decida di guardarla da vicino?

Qui non si chiede al ministro di sostituirsi ai Vigili del Fuoco, all’Arpac, all’Asl o alla Protezione Civile. Si chiede qualcosa di diverso: coordinamento, attenzione, presenza istituzionale e una risposta forte dello Stato davanti a una situazione che continua a preoccupare migliaia di cittadini.

Perché mentre si discutono competenze, procedure e responsabilità, c’è una cosa che non può essere rimandata: la tutela delle persone.

E c’è anche un’altra questione che dovrà essere affrontata, ma non oggi, non mentre l’emergenza è ancora in corso: come è stato possibile arrivare a questo punto?

Le responsabilità dovranno essere accertate dagli organi competenti. Le cause dell’incendio dovranno essere chiarite. La storia dell’impianto dovrà essere riletta con attenzione. E qualcuno dovrà spiegare perché un sito che da anni era al centro di attenzione e vicende giudiziarie sia arrivato a trasformarsi in una gigantesca colonna di fumo sopra la Valle.

Ma prima viene l’emergenza.

Prima viene lo spegnimento.

Prima vengono le persone.

Ministro Piantedosi, questa è la terra delle sue radici.

Non le chiediamo di fare annunci. Le chiediamo di interessarsi personalmente di quello che sta accadendo ad Airola.

Di parlare con i sindaci.

Di ascoltare i Vigili del Fuoco.

Di conoscere i dati che stanno emergendo.

Di verificare che tutte le strutture dello Stato stiano facendo fino in fondo la propria parte.

E, soprattutto, di far sentire a questa comunità che lo Stato non è lontano.

La Valle Caudina non chiede privilegi.

Chiede attenzione.

Chiede sicurezza.

Chiede verità.

E oggi, mentre ad Airola l’incendio non è ancora definitivamente domato, chiede semplicemente che qualcuno ai massimi livelli dello Stato si fermi, guardi questa emergenza negli occhi e dica:

“Ci siamo”.

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