Meloni: «Non ci lasceremo intimidire». Tir, ombre mafiose sui blocchi
La protesta rientra, ma in Campania resistono i presidi. Accertamenti sulle possibili infiltrazioni criminali, il Garante chiede la precettazione
L'ombra della criminalità organizzata si allunga sulla protesta degli autotrasportatori in Campania. Mentre in gran parte del Mezzogiorno la mobilitazione contro il caro carburanti sembra avviarsi verso la conclusione, restano alcuni blocchi e tensioni che continuano a ostacolare la circolazione delle merci e i rifornimenti. Sullo sfondo, gli accertamenti delle autorità per verificare eventuali infiltrazioni criminali e le parole della presidente del Consiglio Giorgia Meloni, che ribadisce la linea di fermezza del governo: «L'intimidazione non la tolleriamo».
La situazione resta particolarmente delicata in Campania, dove alcuni gruppi di manifestanti continuano a mantenere i presidi nonostante le misure annunciate dall'esecutivo. Le difficoltà riguardano soprattutto la distribuzione dei carburanti, ma i disagi coinvolgono anche le consegne alimentari e le attività che dipendono dalla regolarità dei trasporti.
L'ombra della criminalità organizzata
Sulla mobilitazione sono in corso accertamenti preliminari per verificare se alcuni episodi possano essere riconducibili a tentativi di condizionamento da parte della criminalità organizzata. Le verifiche riguardano anche le segnalazioni di presunte minacce nei confronti degli autotrasportatori che avrebbero voluto riprendere il lavoro e di danneggiamenti ai mezzi.
Il ministro della Giustizia Carlo Nordio ha richiamato il rischio che la criminalità possa sfruttare la protesta per i propri interessi. Anche il ministro dell'Interno Matteo Piantedosi ha sollecitato la massima attenzione da parte di prefetti e questori.
Si tratta, tuttavia, di ipotesi che dovranno essere chiarite dagli investigatori. Non è corretto considerare accertata un'infiltrazione mafiosa né attribuire responsabilità all'intera categoria sulla base di singoli episodi o segnalazioni.
La distinzione è fondamentale: le difficoltà economiche degli autotrasportatori e le contestazioni sul costo del gasolio sono questioni reali, ma eventuali minacce, sabotaggi e pressioni criminali rappresentano un problema diverso, sul quale le autorità sono chiamate a fare piena luce.
Meloni: «L'intimidazione non la tolleriamo»
La presidente del Consiglio Giorgia Meloni ha ribadito la posizione dell'esecutivo, distinguendo le rivendicazioni legittime dei lavoratori dai comportamenti di chi impedisce agli altri di lavorare.
«In alcune zone pochi soggetti continuano a bloccare le strade e non si fermano lì, minacciano chi vuole lavorare, tagliano le gomme ai camion dei colleghi. Questa non è protesta, è intimidazione e l'intimidazione non la tolleriamo», ha dichiarato la premier nel videomessaggio diffuso il 22 ottobre.
Il messaggio di Palazzo Chigi è chiaro: il confronto con le categorie resta possibile, ma non può svolgersi attraverso blocchi illegali, minacce o impedimenti alla libera circolazione. Il governo intende utilizzare gli strumenti previsti dalla legge per ripristinare la regolarità dei trasporti e tutelare chi vuole proseguire la propria attività.
La linea della fermezza si accompagna alla richiesta di accertare eventuali responsabilità individuali, senza confondere la protesta economica con le condotte che possono assumere rilevanza penale.
Il Garante chiede la precettazione
A sollecitare un intervento urgente è anche la Commissione di Garanzia sugli scioperi, che ha formalmente segnalato alle autorità competenti la necessità di adottare i provvedimenti necessari per garantire la ripresa delle consegne dei beni di prima necessità e dei servizi essenziali.
Nella nota, la Commissione prende atto «del senso di responsabilità e della collaborazione dimostrati da alcune sigle dell'autotrasporto», ma segnala la persistenza di «diffusi e persistenti blocchi stradali», che stanno prolungando una situazione definita ormai insostenibile per gli approvvigionamenti.
Il richiamo si fonda sull'articolo 13, comma 1, lettera f, della legge 146 del 1990. L'obiettivo è sollecitare le autorità a intervenire per ripristinare la circolazione delle merci essenziali, valutando le misure previste dall'ordinamento, compresa l'eventuale precettazione.
La richiesta arriva in una fase in cui la mobilitazione si è ridimensionata in diverse aree del Sud, ma le criticità residue continuano a produrre conseguenze per imprese, commercianti e cittadini.
Campania, il fronte ancora aperto
Mentre in altre regioni meridionali la situazione sta progressivamente tornando alla normalità, la Campania rimane il punto più delicato della protesta. I blocchi residui e i rallentamenti hanno ostacolato il transito dei mezzi pesanti e complicato la distribuzione dei prodotti.
Particolare attenzione è rivolta ai rifornimenti di benzina e gasolio, indispensabili non soltanto per gli automobilisti, ma anche per le attività produttive, la logistica e i servizi pubblici. Le interruzioni della catena distributiva possono inoltre ripercuotersi sulla disponibilità di prodotti alimentari e sulle attività commerciali.
Le operazioni per favorire la ripresa delle consegne puntano a garantire il passaggio dei mezzi e a ridurre i disagi. Il progressivo rientro della protesta rappresenta un segnale positivo, ma finché resteranno blocchi e presidi capaci di impedire la circolazione non si potrà parlare di emergenza definitivamente superata.
Dal governo 175 milioni per i settori in difficoltà
Sul fronte economico, il Consiglio dei ministri ha approvato un pacchetto di risorse da circa 175 milioni di euro per autotrasporto, agricoltura e pesca. Di questi, 105 milioni sono destinati al settore dell'autotrasporto, particolarmente esposto all'aumento del costo del carburante.
Le misure comprendono interventi di sostegno, tra cui risorse per il credito d'imposta sul gasolio, con l'obiettivo di alleggerire i costi delle imprese e contenere le ricadute sulla distribuzione delle merci.
Gli aiuti, tuttavia, non hanno convinto tutti i manifestanti. Una parte della categoria ritiene insufficienti le risorse messe a disposizione e chiede ulteriori interventi per compensare l'aumento delle spese operative.
Il confronto sulle misure economiche resta quindi aperto, ma il governo insiste sulla necessità di separare le rivendicazioni sindacali e imprenditoriali da qualsiasi forma di intimidazione o blocco illegale.
La sfida è riportare il Paese alla normalità
La protesta degli autotrasportatori si trova davanti a un passaggio decisivo. Da una parte ci sono le difficoltà economiche del settore, che richiedono risposte concrete e un confronto con le istituzioni. Dall'altra, la necessità di garantire la circolazione delle merci, tutelare i servizi essenziali e impedire che eventuali soggetti criminali possano sfruttare la tensione.
Gli accertamenti sulle possibili infiltrazioni dovranno chiarire se vi siano stati tentativi di condizionamento e quali responsabilità individuali possano emergere. Nel frattempo, la richiesta della Commissione di Garanzia e la posizione del governo puntano a ottenere il ripristino delle consegne e la fine dei blocchi.
La priorità è riportare carburanti e merci nei circuiti distributivi, tutelare i lavoratori che intendono proseguire la propria attività e garantire che le proteste si svolgano nel rispetto della legge. Il governo assicura che non arretrerà davanti alle intimidazioni, mentre la Campania resta sotto osservazione in attesa che anche gli ultimi focolai della mobilitazione vengano superati.