Irpiniambiente, quale futuro?

Irpiniambiente: la difesa del pubblico non sia alibi per le cattive gestioni

Dalla scelta storica di difendere l'azienda pubblica provinciale all'attuale crisi finanziaria: l'analisi delle responsabilità di Comuni, Provincia, ATO e Regione Campania.

02 novembre 2026 17:17
Irpiniambiente: la difesa del pubblico non sia alibi per le cattive gestioni -
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«Quando ho ricoperto il ruolo di Segretario Generale della Cisl IrpiniaSannio ho sempre sostenuto la bontà della gestione pubblica del servizio rifiuti fin dalla sua nascita. Mantenere Irpiniambiente come società interamente pubblica, con socio unico la Provincia di Avellino, è stata a suo tempo una scelta strategica ed importante, un modello di tutela del territorio che ha garantito a tutti i cittadini la continuità del servizio essenziale e ha salvaguardato con fermezza i livelli occupazionali e i diritti di centinaia di lavoratori.»Tuttavia, la drammatica situazione finanziaria in cui versa oggi Irpiniambiente rappresenta l’ennesimo, amaro spaccato di come le società a partecipazione pubblica nel Mezzogiorno — e in particolar modo in Campania — vengano troppo spesso contaminate da logiche di clientelismo politico e gestione consensuale, Tradendo la natura stessa del servizio pubblico. Oggi dobbiamo porci una domanda d’obbligo,  con coraggio e senza ipocrisie: ci sono ancora oggi le condizioni per mantenere questa società pubblica o vanno intraprese strada facendo altre e diverse scelte strategiche per il territorio?

-          Irpiniambiente: Una governance aziendale che per troppi anni ha assistito passivamente all'accumularsi di crediti e morosità milionarie dai Comuni, evitando scientemente di mettere in campo azioni incisive di recupero o decreti ingiuntivi per non alterare precari equilibri politici.

-          Amministratori Comunali: Diversi sindaci e amministratori locali che, per mero calcolo elettorale e mancanza di fermezza, non hanno fatto pagare il dovuto TARI a tanti loro concittadini, tollerando l'evasione tributaria e omettendo di versare le quote dovute alla società pubblica.

-          Provincia di Avellino: In qualità di socio unico ed ente proprietario, la Provincia ha esercitato un controllo analogo del tutto insufficiente, trattando spesso la società come un bacino di consenso politico anziché tutelare la solidità economico-patrimoniale dell'azienda.

-          ATO Rifiuti Avellino: L'Ambito Territoriale Ottimale ha evidenziato gravi ritardi nella pianificazione, nella regolamentazione tariffaria e nell'organizzazione definitiva del servizio integrato, rimanendo impantanato in veto incrociati e rinviando decisioni non più differibili.

-          Regione Campania: L'ente regionale porta la responsabilità di una regia complessiva del ciclo dei rifiuti deficitaria e frammentata, caratterizzata da una perenne gestione emergenziale e dalla mancata vigilanza sull'operato degli ATO della Campania.

Un cortocircuito politico-istituzionale perverso che ha danneggiato tutti: i cittadini, la trasparenza e le casse pubbliche. Ora che i conti in rosso mettono a rischio il futuro dell'azienda, va ribadito un punto ineludibile: le conseguenze di anni di cattiva gestione non devono assolutamente ricadere sulle spalle dei cittadini irpini (con rincari ingiustificati della TARI o tagli ai servizi), né sui lavoratori e dipendenti della società, che con abnegazione e professionalità hanno garantito il servizio.

Senza pregiudizi ideologici, è il momento della responsabilità: occorre verificare immediatamente se vi siano le condizioni reali per un risanamento e un rilancio in chiave pubblica, o se la cattiva politica abbia definitivamente compromesso questo modello imponendo una seria e trasparente riflessione su scelte alternative.

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