L’illusione della quiete: la grande trappola del rischio sismico

Un Paese ad alta sismicità ma con una consapevolezza minima: l'indagine INGV rivela la pericolosa distanza tra la scienza e i cittadini.

30 luglio 2026 20:23
L’illusione della quiete: la grande trappola del rischio sismico -
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Nel 2025 l’Istituto Nazionale di Geofisica e Vulcanologia (INGV) ha pubblicato un’indagine nazionale in Italia per analizzare la percezione del rischio sismico tra la popolazione, rivelando che la quasi totalità dei cittadini sottovaluta gravemente il pericolo reale del proprio territorio. Il report evidenzia una profonda spaccatura tra la conoscenza scientifica e la sensibilità collettiva, trasformando la mancanza di informazione in uno dei principali fattori di vulnerabilità del Paese.

Nelle aree a più alta pericolosità del territorio italiano, dove vive oltre il 40% della popolazione complessiva, appena sei persone su cento dimostrano di possedere una comprensione corretta della sismicità che le circonda. Questo enorme vuoto cognitivo si riflette direttamente sul livello di informazione generale, dove solo un risicato 6% degli intervistati dichiara di conoscere a fondo le dinamiche del rischio sismico, affidandosi prevalentemente a fonti di informazione generaliste come televisione e giornali anziché ai canali ufficiali della Protezione Civile, delle università o degli enti di ricerca scientifica.

Il risultato di questa disinformazione capillare è una sostanziale paralisi della prevenzione attiva, con meno del 5% degli italiani che ha mai preso parte a iniziative o esercitazioni dedicate alla riduzione del rischio. La tendenza diffusa è quella di delegare interamente la sicurezza alle istituzioni o ai tecnici, alimentata dall'illusione psicologica che i lunghi periodi di calma sismica equivalgano alla scomparsa definitiva del pericolo. In questo contesto, gli interventi di miglioramento strutturale e di messa in sicurezza delle abitazioni private continuano a essere percepiti non come un investimento vitale per la protezione delle famiglie, ma come un mero costo economico inutile e una complessa trafila burocratica da evitare.

Superare questa pericolosa assuefazione al rischio richiede un cambio di passo culturale imminente che trasformi la gestione dei terremoti da reazione emergenziale a pratica quotidiana di prevenzione. Risulta indispensabile costruire ponti di comunicazione diretti tra la comunità scientifica e la cittadinanza, capaci di veicolare messaggi chiari e continui nel tempo senza attendere il verificarsi del prossimo evento distruttivo. Solo rendendo i cittadini soggetti attivi della propria sicurezza sarà possibile ridurre in modo significativo l'impatto dei sismi e proteggere il patrimonio umano e strutturale dell'intero Paese.

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