Lettera Aperta di Mario Melchionna al Governatore Fico sulle liste d'attesa
La proposta della Regione sulle mancate disdette e la replica di Osservatorio & Lavoro: "Servono interventi sulla struttura del servizio".
Il tema della gestione dei tempi di attesa nella sanità pubblica continua a restare al centro dell'agenda politica e sociale. Il Presidente della Regione Fico ha sollevato una questione cruciale per il funzionamento del sistema di prenotazione, ponendo l'accento sul fenomeno dei cittadini che non si presentano agli esami o alle visite mediche precedentemente fissate. Al fine di incentivare una maggiore responsabilità da parte dell'utenza e favorire il recupero di posti utili, l'orientamento espresso dal Presidente prevede che, in assenza di una tempestiva disdetta, il ticket debba comunque essere corrisposto.
Mario Melchionna, a nome di Osservatorio & Lavoro, ha indirizzato una Lettera Aperta al governatore per offrire una prospettiva alternativa sulla complessità del fenomeno, evidenziando le difficoltà quotidiane vissute dai cittadini di fronte a tempi di attesa molto lunghi che spesso rendono obsoleta la prenotazione originaria o spingono a rivolgersi anticipatamente a strutture private.
Di seguito si riporta integralmente il contenuto della lettera, che propone un'analisi sulle cause strutturali delle liste d'attesa.
LETTERA APERTA AL PRESIDENTE FICO
Presidente Fico, il problema delle liste d'attesa non si risolve imponendo il pagamento del ticket a chi non si presenta a una visita prenotata come Lei sostiene. Questa è una risposta semplice a un problema complesso e rischia di colpire proprio quei cittadini che sono già stati penalizzati dal sistema sanitario.
La realtà è ben diversa. Migliaia di persone prenotano una visita nel Servizio Sanitario Nazionale e ricevono un appuntamento dopo molti mesi, talvolta persino dopo un anno o più. Quando la salute non può aspettare, sono costrette a rivolgersi a strutture private, pagando di tasca propria per ottenere una diagnosi o una cura nei tempi necessari. In queste condizioni, l'appuntamento nel pubblico perde ogni utilità.
È certamente giusto invitare i cittadini a disdire gli appuntamenti che non possono utilizzare, ma prima bisogna garantire un servizio efficiente. Non si può scaricare sui cittadini la responsabilità di un sistema che, troppo spesso, non è in grado di assicurare il diritto costituzionale alla tutela della salute.
Se davvero si vogliono ridurre le liste d'attesa, servono interventi concreti: più personale sanitario, una migliore organizzazione, un uso più efficiente delle agende di prenotazione, maggiori investimenti e controlli affinché le prestazioni vengano erogate nei tempi previsti.
I cittadini campani non chiedono privilegi. Chiedono soltanto di poter effettuare una visita o un esame in tempi ragionevoli, senza essere costretti a scegliere tra aspettare troppo o pagare di tasca propria.
Per questo, invece di proporre misure che hanno il sapore di una sanzione, sarebbe più utile affrontare le cause reali del problema. Meno slogan e più fatti. Meno scaricare le inefficienze sui cittadini e più responsabilità da parte delle Istituzioni. Solo così si potrà restituire fiducia nella sanità pubblica.