Legale di Domenico Caliendo: 'la procura valuti l'ipotesi omicidio volontario'

La perizia del gip: con il Berlin Heart il bambino avrebbe potuto arrivare a un nuovo trapianto, con una sopravvivenza a medio e lungo termine superiore al 70%.

11 settembre 2026 16:18
Legale di Domenico Caliendo:  'la procura valuti l'ipotesi omicidio volontario' -
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Se fosse stato collegato entro 72 ore al Berlin Heart, il dispositivo di assistenza ventricolare extracorporea, il piccolo Domenico Caliendo avrebbe potuto essere mantenuto in condizioni tali da consentire un successivo ritrapianto di cuore, con una probabilità di sopravvivenza a medio e lungo termine superiore al 70%. È quanto emergerebbe dalla perizia disposta dal gip di Napoli nell'ambito dell'inchiesta sulla morte del bambino, deceduto il 21 febbraio 2026 dopo il fallimento del trapianto eseguito il 23 dicembre 2025 all'ospedale Monaldi di Napoli.

A riferirlo è l'avvocato Francesco Petruzzi, legale della famiglia Caliendo, citando le conclusioni dei periti del gip contenute in una relazione di oltre 550 pagine. Il legale chiede ora alla Procura di valutare anche l'ipotesi di una contestazione per omicidio volontario, in luogo dell'attuale ipotesi colposa.

Secondo quanto riportato nella perizia, il VAD Berlin Heart Excor, se utilizzato come supporto circolatorio durevole, avrebbe potuto preservare o ristabilire la funzionalità degli organi del bambino, mantenendolo potenzialmente candidabile a un nuovo trapianto per un periodo più lungo rispetto a quello consentito dall'Ecmo.

«Deve rilevarsi che il VAD (Berlin Heart Excor) – si legge nella perizia citata dal legale – quale supporto al circolo durevole, avrebbe consentito di preservare e/o ristabilire la funzionalità d'organo rendendo, quindi, il paziente potenzialmente candidabile a un ritrapianto per un tempo superiore a quello garantito dall'Ecmo».

Un nuovo cuore, secondo la ricostruzione, si sarebbe reso disponibile il 17 febbraio. A quel punto, però, le condizioni degli organi di Domenico, compromesse già dalla metà di gennaio secondo i consulenti, non avrebbero più consentito di procedere con un nuovo trapianto.

I periti ritengono quindi che, seguendo i criteri della probabilità logica, un ritrapianto avrebbe offerto al bambino «una probabilità di sopravvivenza a medio e lungo termine significativa».

Il nodo della cardiectomia

Un altro punto centrale dell'accertamento riguarda la tempistica della cardiectomia, cioè la rimozione del cuore del paziente durante l'intervento.

Secondo la perizia, una cardiectomia anticipata sarebbe stata tecnicamente possibile e, nel caso di Domenico, sarebbe stata eseguita prima dell'apertura del frigorifero contenente il cuore destinato al trapianto.

Una ricostruzione che, secondo l'avvocato Petruzzi, non coinciderebbe con quanto riportato nel diario clinico dal cardiochirurgo Guido Oppido.

«Ma allora – si domanda il legale della famiglia – perché Guido Oppido nel diario clinico sottoscrive che l'ha fatto invece contemporaneamente all'apertura del frigo box?».

La questione della documentazione clinica è al centro anche di un procedimento che riguarda due cardiochirurghi dell'équipe.

A novembre l'incidente probatorio

Il gip di Napoli Mariano Sorrentino ha fissato per il 12 e 13 novembre l'esame e il controesame nell'ambito dell'incidente probatorio. Al centro dell'udienza ci sarà la superperizia, di circa 600 pagine, redatta dai consulenti nominati dalla Procura: Biagio Solarino, Ugolino Livi e Ferdinando Luca Lorini.

L'accertamento tecnico irripetibile è stato disposto per valutare, tra l'altro, le decisioni assunte dai sanitari dopo il trapianto del 23 dicembre 2025, eseguito nonostante il cuore destinato a Domenico fosse risultato inutilizzabile a causa delle basse temperature.

I quesiti posti dal gip riguardano anche la gestione del bambino durante la permanenza in terapia intensiva, quando era collegato all'Ecmo, e le motivazioni che portarono a non utilizzare il Berlin Heart.

È proprio su questo punto che si concentra la posizione della famiglia, secondo la quale l'impiego del dispositivo avrebbe potuto preservare le condizioni del bambino in attesa di un nuovo organo.

Sono sette, complessivamente, i medici indagati dalla Procura di Napoli nell'inchiesta sulla morte di Domenico.

Il ricorso dei due cardiochirurghi al Riesame

Intanto è prevista oggi a Napoli l'udienza davanti al Tribunale del Riesame sui ricorsi presentati dalle difese dei cardiochirurghi Guido Oppido ed Emma Bergonzoni.

Nei loro confronti è stata disposta una misura interdittiva, rispettivamente della durata di un anno per il capo dell'équipe e di sette mesi per la chirurga. L'ipotesi di reato contestata è quella di falso nel referto operatorio, in relazione alla presunta modifica della documentazione clinica del piccolo Domenico.

Sarà ora il confronto in sede di incidente probatorio a consentire alle parti di esaminare le conclusioni dei consulenti e di confrontarsi sulle scelte compiute durante le diverse fasi dell'assistenza al bambino.

Le conclusioni della perizia, così come le contestazioni formulate dalla famiglia e dalle difese degli indagati, dovranno essere valutate nell'ambito dell'indagine e non equivalgono, allo stato, a un accertamento definitivo di responsabilità penale.

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