Le chat della verità: «Se lo portano sulla coscienza»

Verbali shock: il trapianto iniziò prima di verificare l’organo da Bolzano. Le chat delle infermiere: « se lo portano sulla coscienza».

A cura di Redazione
28 febbraio 2026 19:43
Le chat della verità: «Se lo portano sulla coscienza» -
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Una sequenza di errori, scelte procedurali azzardate e un destino congelato in un contenitore da trasporto. Emergono dettagli agghiaccianti dall'inchiesta sulla morte di Domenico Caliendo, il bambino deceduto a seguito di un trapianto di cuore all’ospedale Monaldi di Napoli. Al centro dell’indagine, le testimonianze del personale di sala operatoria e le chat private che descrivono un clima di disperazione e incredulità.

La cardiectomia «al buio»

Secondo la deposizione resa lo scorso 24 febbraio da un’infermiera specializzata (tecnico perfusionista), il chirurgo incaricato, il dottor Oppido, avrebbe proceduto all'espianto del cuore malato di Domenico prima ancora di verificare lo stato del nuovo organo arrivato da Bolzano.

"Nella mia esperienza di trapianti era la prima volta che vedevo un torace vuoto", ha messo a verbale la testimone.

Solitamente, la prassi prevede che il cuore vecchio venga rimosso solo dopo che il chirurgo ha ispezionato l'organo donato, per assicurarsi che non abbia subìto danni durante il prelievo o il trasporto. In questo caso, quando il contenitore è stato aperto, il vecchio cuore di Domenico era già sul tavolo operatorio. Il nuovo, invece, era inutilizzabile: completamente congelato.

«È una pietra»: il tentativo disperato di scongelamento

Il racconto si fa drammatico nel descrivere i momenti in cui l'equipe medica si accorge dell'anomalia. Il cuore era bloccato nel ghiaccio secco. Per circa 20 minuti, i medici hanno tentato una manovra d'emergenza estrema: utilizzare dell'acqua calda e uno "schizzettone" (una grossa siringa) per sciogliere il gelo che avvolgeva l'organo.

Lo stesso chirurgo, prendendo l’organo tra le mani, avrebbe esclamato con rassegnazione: «Questo non farà neanche un battito». Nonostante la consapevolezza dell'irreparabile, il trapianto è stato eseguito, ma il muscolo non ha mai ripreso la funzionalità elettrica, costringendo i medici a collegare il piccolo Domenico alla macchina Ecmo.

Le chat della verità: «Se lo portano sulla coscienza»

Parallelamente ai verbali, ci sono le conversazioni WhatsApp tra le infermiere, acquisite agli atti, che restituiscono la tensione di quel 23 dicembre.

  • Ore 16:06: Mentre l'operazione è ancora in corso, la caposala risponde a una collega che chiede aggiornamenti: «Non va... zero... è una pietra».

  • Il presagio: La risposta della collega è una condanna morale: «Mamma mia, se lo portano sulla coscienza».

  • Il caos in sala: In altri passaggi, le infermiere descrivono la concitazione del momento: «Hanno portato il cuore nel ghiaccio secco. Si è congelato... per scongelarlo lo abbiamo messo nell'acqua calda. Se riparte è un miracolo».

I nodi dell'inchiesta

L'indagine della Procura dovrà ora chiarire due punti fondamentali:

  1. La catena del freddo: Perché il cuore proveniente da Bolzano è arrivato congelato? Si è trattato di un errore nel confezionamento o nel sistema di refrigerazione durante il trasporto?

  2. La condotta medica: Perché il chirurgo ha deciso di ultimare la cardiectomia prima di aver visionato l'organo sostitutivo, contravvenendo a quella che i testimoni definiscono la prassi consolidata?

Quello che doveva essere il regalo di Natale più atteso per Domenico e la sua famiglia si è trasformato in un incubo procedurale, documentato ora parola per parola in un fascicolo giudiziario che cerca giustizia per una vita spezzata.

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