cENTRO DIMENTICATO

L'affondo di Mastella riapre la questione dell'identità moderata

Clemente Mastella denuncia l'assenza di una rappresentanza centrista nella costruzione della coalizione e avverte: senza il contributo dei moderati, il campo largo rischia di nascere già incompleto

31 ottobre 2026 10:48
L'affondo di Mastella riapre la questione dell'identità moderata -
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Le parole di Clemente Mastella arrivano in un momento particolarmente delicato per il centrosinistra e sollevano una questione che non può essere liquidata come una semplice rivendicazione di rappresentanza. Al centro della sua presa di posizione c'è il ruolo dell'area moderata nella costruzione del cosiddetto campo largo, proprio mentre si avvia il percorso che dovrebbe portare alla definizione del programma comune e alle primarie.

La contestazione del leader di Noi di Centro è chiara: non si può parlare di una coalizione ampia, plurale e alternativa al centrodestra se, fin dall'inizio, una componente politica e culturale come quella centrista viene lasciata ai margini delle decisioni.

Il riferimento ai quattro leader seduti attorno al tavolo, in rappresentanza di tre forze politiche, è tutt'altro che casuale. Per Mastella, il problema non è soltanto chi partecipa agli incontri, ma soprattutto quale idea di coalizione si sta costruendo. Una coalizione che discute di programma, primarie e regole senza una presenza riconoscibile dell'area moderata rischia di presentarsi agli elettori con un'identità sbilanciata verso sinistra.

È questo il punto politico della sua denuncia: il centro non può essere considerato una componente da coinvolgere soltanto quando serviranno consensi elettorali, ma deve essere parte integrante del processo decisionale. Non può essere chiamato a ratificare scelte già compiute da altri.

La questione, del resto, va ben oltre le singole sigle. Nel centrosinistra esiste un elettorato di cultura riformista, cattolico-democratica, liberale e moderata che non necessariamente si riconosce nelle posizioni delle forze più a sinistra. Ignorare questa sensibilità significa rinunciare a una parte dell'identità plurale che dovrebbe caratterizzare un'alternativa di governo.

Mastella individua poi una contraddizione nella strategia delle due coalizioni. Da una parte Giorgia Meloni, secondo la sua lettura, cerca di consolidare il rapporto con l'elettorato moderato, mantenendo le componenti più radicali in una posizione meno esposta. Dall'altra, il centrosinistra sembra accentuare il proprio spostamento verso sinistra, senza costruire un adeguato contrappeso centrista.

Una valutazione che pone una questione politica concreta: mentre il centrodestra cerca di presidiare anche lo spazio moderato, il centrosinistra può permettersi di lasciare scoperto quello stesso spazio? E soprattutto, può immaginare di costruire una coalizione di governo senza riconoscere autonomia e dignità politica alle sensibilità centriste?

La critica di Mastella, tuttavia, non si ferma ai vertici del campo largo. Il passaggio forse più significativo del suo intervento è quello rivolto direttamente alle forze moderate, alle quali chiede di superare divisioni, rivalità e personalismi. Il richiamo agli Orazi e ai Curiazi descrive efficacemente una frammentazione che rischia di indebolire ulteriormente un'area politica già priva di una rappresentanza unitaria e riconoscibile.

È una chiamata in causa che coinvolge tutti i protagonisti del centro. Non basta lamentare l'esclusione dai tavoli se, contemporaneamente, si continua a procedere in ordine sparso, inseguendo ciascuno una propria prospettiva. La rappresentanza politica non si rivendica soltanto: si costruisce attraverso un progetto condiviso, una proposta programmatica e una capacità concreta di aggregazione.

Ed è proprio qui che si apre la sfida più importante. Il centro deve decidere se continuare a essere una somma di esperienze e sigle separate oppure diventare un soggetto politico riconoscibile, capace di esprimere una posizione autonoma sui grandi temi del Paese e di concorrere alla definizione delle scelte di una coalizione.

La questione non riguarda soltanto gli equilibri tra i leader, ma il modello stesso di centrosinistra che si intende proporre agli italiani. Una coalizione larga non può essere semplicemente il risultato di un accordo tra le forze maggiormente organizzate. Deve essere uno spazio nel quale culture politiche differenti possano riconoscersi, confrontarsi e contribuire alla costruzione di una proposta comune.

Per questo le parole di Mastella meritano attenzione. Dietro la polemica sulla composizione del tavolo c'è una domanda politica più profonda: quale spazio si vuole assegnare al riformismo moderato nella futura alternativa di governo?

Il rischio, altrimenti, è quello di costruire un'alleanza che si definisce larga nei numeri, ma che finisce per essere più ristretta nella propria identità politica.

La vera sfida, dunque, non è soltanto ottenere un posto al tavolo del centrosinistra. È fare in modo che il centro torni a essere una componente capace di incidere, di proporre e di contribuire alle decisioni. Ma per riuscirci dovrà prima trovare la forza di superare le proprie divisioni.

Perché un campo largo senza centro rischia di essere incompleto, ma un centro diviso e incapace di organizzarsi rischia di rimanere spettatore della politica che vorrebbe contribuire a determinare.

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