La chiusura del CSM di Airola e il gioco dello Scaricabarile
L'accorpamento dei servizi a Montesarchio lascia centinaia di famiglie nel limbo.
La serrata del Centro di Salute Mentale (CSM) di Airola non è un fulmine a ciel sereno, ma il culmine di una crisi annunciata che ora sta scatenando una tempesta politica in Valle Caudina. Mentre i locali chiudono e i servizi vengono accorpati, i cittadini assistono a un rimpallo di responsabilità tra l'ASL di Benevento, la Regione e le amministrazioni locali.
Le Ragioni Tecniche: Perché l'ASL ha deciso la chiusura?
Le motivazioni alla base del provvedimento dell'ASL BN sono principalmente di natura strutturale e gestionale, comuni a molti presidi della provincia:
Carenza Cronica di Personale: Il motivo principale risiede nella drammatica mancanza di psichiatri, infermieri e assistenti sociali. Con l'impossibilità di coprire i turni minimi di sicurezza, l'ASL ha optato per la "centrale di coordinamento" a Montesarchio, sacrificando i presidi periferici.
Inidoneità dei Locali: In diversi sopralluoghi sono state sollevate critiche sull'adeguatezza degli spazi di Airola rispetto alle normative vigenti sulla sicurezza e sull'igiene sanitaria.
Razionalizzazione dei Costi: Seguendo le linee guida regionali del Piano di Rientro e di riorganizzazione sanitaria, l'ASL punta all'accorpamento dei servizi per ridurre le spese di gestione degli immobili e concentrare le (poche) risorse umane in poli più grandi.
Lo Spettacolo dello "Scaricabarile"
Non appena la chiusura è diventata ufficiale, è iniziato il balletto delle responsabilità che sta indignando l'opinione pubblica:
L'ASL punta il dito sulla Regione e sui Comuni: L'azienda sanitaria sostiene che senza fondi per nuove assunzioni (Regione) o locali idonei concessi gratuitamente o a canoni agevolati dai Comuni, mantenere aperto il centro è tecnicamente impossibile.
I Comuni accusano l'ASL: Le amministrazioni locali, con Airola in testa, respingono le accuse di inerzia, sostenendo che l'ASL non abbia mai presentato un piano serio di rilancio e che la chiusura sia una decisione unilaterale presa "dall'alto" senza consultare il territorio.
La Regione nel mezzo: Spesso chiamata in causa per i tagli alla sanità, la Regione rimanda la palla alla gestione manageriale dell'ASL, parlando di "scelte tecniche" e non politiche.
Le Conseguenze: Un Territorio Fragile
Il risultato di questo gioco al massacro è che centinaia di utenti della Valle Caudina si trovano ora a dover percorrere chilometri per una visita o per ottenere farmaci essenziali. La salute mentale, che vive di routine e prossimità, viene così trasformata in un servizio "a ostacoli".
"Non è solo una questione di chilometri, è una questione di dignità. Smantellare un presidio di salute mentale significa dire ai pazienti che il loro benessere non è una priorità strategica." — Questa la voce che si leva dai comitati dei familiari.
Conclusione
Il caso di Airola riapre il dibattito sulla desertificazione sanitaria delle aree interne. Fino a quando la salute verrà misurata solo con i numeri dei bilanci e non con il termometro del bisogno sociale, lo scaricabarile rimarrà l'unica risposta delle istituzioni a una comunità che resta, letteralmente, senza cura.