«La carta d’identità l’ho lasciata a casa». Ma sul telefono c’è la foto: il trucco dei minori
Dalla foto della carta d’identità sul cellulare ai documenti ritoccati digitalmente: la tecnologia apre nuove frontiere anche nei tentativi di eludere i controlli all’ingresso dei locali
«La carta d’identità l’ho lasciata a casa». È la frase che può accompagnare uno smartphone mostrato all’ingresso di un locale dove l’accesso ai minorenni è vietato. Sul display compare la fotografia di una tessera, apparentemente regolare, con tanto di dati anagrafici e fotografia.
Ma oggi il problema può essere ancora più complesso: documenti falsi, immagini manipolate e tessere digitali alterate con strumenti di intelligenza artificiale.
La tecnologia, infatti, consente di intervenire sulle immagini con una facilità impensabile fino a pochi anni fa. Una fotografia di un documento può essere modificata nei dati anagrafici, nella data di nascita o nella fotografia, creando un'immagine che a un controllo superficiale può apparire credibile.
Non si tratta soltanto di un fenomeno legato ai locali. La manipolazione digitale dei documenti d'identità è diventata un tema studiato anche in ambito tecnologico e di sicurezza: recenti ricerche hanno analizzato proprio la capacità dei sistemi di intelligenza artificiale generativa di produrre o modificare immagini di documenti falsi e le difficoltà dei sistemi automatici nel riconoscerli.
Il rischio, quando il controllo avviene semplicemente guardando lo schermo di uno smartphone, è evidente. Un'immagine non permette di verificare con certezza che il documento sia autentico, che non sia stato modificato e che appartenga effettivamente alla persona che lo sta mostrando.
La Carta d’identità elettronica autentica dispone invece di specifici elementi di sicurezza e di una componente elettronica. Il Ministero dell’Interno spiega che la CIE consente l'accertamento dell'identità del possessore attraverso dati personali e biometrici contenuti nel microchip e che esistono strumenti dedicati alla verifica dell'autenticità dei documenti elettronici.
Ed è proprio questa la differenza sostanziale: una fotografia della carta sul telefono è un'immagine; la CIE è un documento dotato di caratteristiche fisiche ed elettroniche pensate anche per impedirne la contraffazione.
Nel caso dei locali riservati ai maggiorenni, il tema diventa particolarmente delicato. Chi effettua il controllo deve infatti verificare l'età della persona che si presenta all'ingresso. Se il documento viene semplicemente mostrato sullo schermo, aumentano le possibilità di utilizzare una tessera appartenente a un'altra persona oppure un'immagine alterata.
La diffusione dell'intelligenza artificiale aggiunge dunque un nuovo elemento alla vecchia pratica dei documenti falsi: non serve necessariamente avere una tessera contraffatta materialmente; può bastare un'immagine manipolata da mostrare sul telefono.
Per questo il controllo visivo dell'immagine può non essere sufficiente in presenza di dubbi. La verifica dell'identità richiede strumenti e procedure adeguati, proprio perché una fotografia può essere copiata, modificata o costruita digitalmente.
La sfida per i gestori dei locali e per gli addetti ai controlli è quindi cambiata. Non si tratta più soltanto di riconoscere un documento evidentemente falso.
Oggi bisogna fare i conti anche con immagini sempre più realistiche, fotografie manipolate e contenuti generati o modificati dall'intelligenza artificiale.
E così, dietro quella semplice frase – «La carta l'ho lasciata a casa» – potrebbe esserci una fotografia di un documento autentico, una tessera prestata da un maggiorenne oppure un documento completamente modificato digitalmente.
Una nuova frontiera dei tentativi di aggirare i controlli che rende ancora più importante distinguere un'immagine di un documento da un documento autentico.