Ivano Perrone: negato lo status di vittima innocente. È battaglia legale

Il Tribunale nega lo status: "Frequentava i clan". La difesa contesta la colpa d'ambiente e fa appello per ristabilire la verità materiale.

A cura di Redazione
10 aprile 2026 15:29
Ivano Perrone: negato lo status di vittima innocente. È battaglia legale -
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Il 29 gennaio 2009, due killer aprirono il fuoco contro Antonio Iuliano, ma a restare gravemente ferito fu Ivano Perrone, un giovane che sedeva casualmente allo stesso tavolo del bar. Un proiettile alla testa gli ha causato un’emiparesi permanente, stravolgendogli la vita a soli vent'anni. Oggi, a 17 anni da quel tragico evento, la giustizia ha inflitto a Perrone un nuovo colpo: il Tribunale di Napoli ha rigettato la richiesta di accesso ai benefici per le vittime innocenti di criminalità organizzata (Legge 302/1990).

La motivazione della sentenza: la "vicinanza" ai clan

Secondo i giudici, Perrone non possiederebbe il requisito della totale estraneità agli ambienti malavitosi. La decisione si fonda su vecchi controlli di polizia che avrebbero visto Ivano in compagnia di soggetti legati ai clan locali. Una ricostruzione che, per il Tribunale, precluderebbe il riconoscimento dello status di vittima "pura".

La difesa: "Una distorsione della realtà"

L'avvocato Vincenzo Piccolo, legale di Perrone, ha già annunciato il ricorso in appello, definendo la sentenza "fondata su presupposti errati".

"Si è operata una distorsione dell’onere della prova, attribuendo valore decisivo a mere informative prefettizie prive di riscontri concreti. È una sentenza che ribalta la realtà sulla base di una inammissibile logica di 'colpa d’ambiente'."

Secondo la difesa, le testimonianze raccolte durante il processo dimostrerebbero l'assoluta estraneità di Ivano alle dinamiche criminali, riducendo i presunti contatti a casualità geografiche o sociali tipiche di territori ad alta densità criminale.

Il commento di Ciro Buonajuto

Sulla vicenda è intervenuto anche il sindaco di Ercolano (e avvocato) Ciro Buonajuto, che ha sottolineato la complessità del contesto sociale della città: molti esponenti dei clan vivevano nel cuore della città, rendendo inevitabile per i cittadini perbene frequentare gli stessi spazi pubblici. È fondamentale accertare se quella di Perrone fosse una reale vicinanza o una tragica casualità. "Confido che in appello sarà fatta piena luce su una vicenda che incide profondamente sul piano umano e morale".

La posta in gioco

La battaglia legale di Ivano Perrone non è solo una questione di risarcimenti economici, ma una lotta per la dignità. Il nodo del contendere resta il confine sottile tra la frequentazione consapevole e l'inevitabile convivenza forzata in quartieri difficili, un confine che l'appello dovrà definire per restituire, o negare definitivamente, il titolo di "vittima innocente" a un uomo che porta ancora i segni di quel piombo sul proprio corpo.

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