Isochimica, non si ferma la scia di morte: sei le vittime nel 2026.
È morto a 69 anni Carmelo Picariello, ex scoibentatore di Avellino. Prosegue il processo d'appello a Napoli, mentre resta senza soluzione la trattativa con Ferrovie dello Stato per il risarcimento degli ex lavoratori.
Non si arresta la drammatica scia di decessi legata alla vicenda Isochimica di Avellino. Un'altra vita spezzata dalle patologie tumorali riconducibili alla prolungata esposizione all'amianto. È morto in mattinata Carmelo Picariello, 69 anni, ex scoibentatore residente ad Avellino. La sua scomparsa porta a sei il numero delle vittime registrate dall'inizio del 2026 e fa salire a 42 il bilancio complessivo dei decessi collegati alle malattie asbesto-correlate tra gli ex lavoratori dell'azienda.
Una tragedia che continua a segnare profondamente le famiglie degli operai che, negli anni Ottanta, lavorarono nello stabilimento di Borgo Ferrovia, dove l'Isochimica, società riconducibile all'imprenditore Elio Graziano, si occupava della scoibentazione delle carrozze ferroviarie, rimuovendo l'amianto dai convogli delle Ferrovie dello Stato.
L'ultimo decesso si aggiunge a quello di Ciro Nevola, 76 anni, morto lo scorso 8 ottobre. Nevola aveva lavorato nell'infermeria dell'azienda, un altro tassello di una vicenda che continua a presentare un conto pesantissimo in termini di vite umane.
Intanto, sul fronte giudiziario, è in corso a Napoli il processo in Corte d'Appello. Sono oltre duecento le parti civili rappresentate nel procedimento, tra cui figurano anche i familiari degli ex dipendenti deceduti nel corso degli anni. In primo grado, il Tribunale di Avellino aveva inflitto quattro condanne a dieci anni di reclusione: due a carico di ex dipendenti delle Ferrovie dello Stato e due nei confronti di dirigenti dell'Isochimica.
Parallelamente, resta aperta la partita dei risarcimenti. È in corso una complessa trattativa con Ferrovie dello Stato per arrivare a una soluzione transattiva in favore degli ex lavoratori, ma finora il confronto non ha prodotto risultati concreti.
Mentre il percorso giudiziario prosegue e la questione dei risarcimenti resta irrisolta, la comunità di Borgo Ferrovia e le famiglie delle vittime continuano a fare i conti con le conseguenze di una delle più drammatiche vicende industriali e ambientali dell'Irpinia. Una ferita ancora aperta, nella quale ogni nuovo decesso rinnova la richiesta di giustizia, verità e riconoscimento per chi ha pagato con la salute e, troppo spesso, con la vita il prezzo del proprio lavoro.