Irpiniambiente, cinque anni di stallo: i sindacati verso lo sciopero
Irpiniambiente tra debiti dei Comuni, tagli ai PEF per oltre 9 milioni e scontri istituzionali: avviata la procedura di raffreddamento.
A distanza di cinque anni, il futuro del riassetto del ciclo dei rifiuti in provincia di Avellino resta ancora incerto. Una situazione di stallo che continua ad alimentare tensioni istituzionali, difficoltà economiche e preoccupazioni per il futuro occupazionale dei lavoratori di Irpiniambiente.
A denunciare il quadro sono le organizzazioni sindacali, che puntano il dito contro una gestione caratterizzata da contrapposizioni tra i diversi livelli istituzionali e dall'assenza di una programmazione politica chiara e condivisa.
Al centro della vicenda c'è, innanzitutto, il modello di gestione del servizio. Alcuni Comuni hanno infatti impugnato gli atti amministrativi deliberati dall'ATO Rifiuti, che prevedono una gestione pubblica attraverso la società Irpiniambiente. I ricorsi stanno rallentando l'attuazione del percorso individuato, prolungando una fase di incertezza che si trascina ormai da anni.
A rendere ancora più complicato il quadro è la situazione finanziaria della società. Secondo quanto denunciato dai sindacati, la maggioranza dei Comuni non provvede con regolarità al pagamento dei corrispettivi per il servizio di raccolta e gestione dei rifiuti. Una condizione che ha generato un'esposizione creditoria particolarmente elevata, con conseguenze pesanti sull'equilibrio aziendale e sulla capacità di garantire regolarmente le retribuzioni ai dipendenti.
Ma le preoccupazioni riguardano anche il futuro economico del servizio. I Piani economico-finanziari (PEF) relativi al 2026, approvati dall'ATO Rifiuti di Avellino, prevedono infatti una riduzione delle risorse superiore a 9 milioni di euro. Una decisione contestata da Irpiniambiente, che ha deciso di presentare ricorso al TAR.
Per le organizzazioni sindacali, un ridimensionamento economico di tale portata rischia di produrre conseguenze estremamente gravi, incidendo inevitabilmente sulla qualità e sulla continuità del servizio, oltre che sui livelli occupazionali e sulle condizioni dei lavoratori.
«Il continuo e costante conflitto tra i diversi livelli istituzionali, anche quando cambiano i soggetti coinvolti, rappresenta la più evidente dimostrazione dell'assenza di una programmazione e di una direzione politica rispetto a una questione tanto delicata quanto strategica per il territorio», è la posizione espressa dalle sigle sindacali.
La critica è particolarmente dura nei confronti di una politica che, secondo i rappresentanti dei lavoratori, avrebbe progressivamente delegato alla magistratura la soluzione di una vicenda che avrebbe invece bisogno di scelte amministrative e politiche chiare.
«Delegare alla Magistratura la decisione finale è la prova del fallimento totale della politica», sottolineano le organizzazioni sindacali.
Di fronte a uno scenario che continua a peggiorare e in assenza di risposte concrete, le sigle sindacali hanno annunciato l'avvio della procedura di raffreddamento e conciliazione, prevista dalla legge 146/1990 e successive modificazioni.
Si tratta del primo passaggio formale verso una possibile mobilitazione, che potrebbe culminare nella proclamazione dello sciopero.
La vertenza Irpiniambiente entra dunque in una fase particolarmente delicata. Sul tavolo non c'è soltanto il futuro societario e organizzativo del ciclo dei rifiuti in provincia di Avellino, ma anche la salvaguardia dei posti di lavoro, la regolarità delle retribuzioni e la garanzia di un servizio essenziale per cittadini e comunità locali.
Dopo cinque anni di discussioni, ricorsi e contrapposizioni, i sindacati chiedono finalmente una direzione politica chiara. Perché il futuro dei rifiuti in Irpinia non può continuare a essere ostaggio dello scontro istituzionale.