Irpiniambiente, Alto Calore, Asidep: il fallimento della gestione pubblica?

Tre società alle prese con crisi e difficoltà rilanciano il dibattito: per i servizi essenziali può il modello pubblico-privato garantire più efficienza?

07 settembre 2026 19:34
Irpiniambiente, Alto Calore, Asidep: il fallimento della gestione pubblica? -
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Irpiniambiente, Alto Calore, Asidep. Tre nomi diversi, tre storie diverse, ma un problema che sembra riproporsi con una frequenza ormai difficile da ignorare: la difficoltà della politica irpina nel costruire una vera cultura della gestione dei servizi pubblici.

Rifiuti, acqua, depurazione. Sono servizi essenziali, che riguardano direttamente la vita quotidiana dei cittadini e che richiedono continuità, investimenti, organizzazione e soprattutto conti sostenibili.

Eppure, quando le società interamente partecipate dal pubblico entrano in difficoltà, la risposta sembra spesso essere la stessa: cercare nuove risorse, rinviare le decisioni più difficili, chiedere ai soci pubblici nuovi interventi e provare a superare l’emergenza.

Ma così si rischia di affrontare soltanto gli effetti del problema.

Il caso Irpiniambiente

La vicenda di Irpiniambiente è emblematica.

La società deve garantire ogni giorno la raccolta dei rifiuti, sostenere i costi del personale, dei mezzi e della gestione del servizio, ma contemporaneamente deve fare i conti con una consistente esposizione finanziaria nei confronti dei Comuni.

Il paradosso è evidente: i cittadini pagano la Tari, mentre Irpiniambiente aspetta dai Comuni le somme dovute per il servizio.

Quando i pagamenti arrivano in ritardo, la società si trova senza la liquidità necessaria e il problema finisce per ripercuotersi anche sui lavoratori. Oggi, infatti, tra i dipendenti cresce l'allarme anche per la quattordicesima ancora non corrisposta, secondo quanto riferito dagli stessi lavoratori.

Ma è proprio qui che la discussione dovrebbe cambiare livello.

Non basta domandarsi come salvare Irpiniambiente. Bisognerebbe chiedersi se il modello con cui vengono gestiti questi servizi sia ancora adeguato.

Quando il pubblico diventa gestione

Essere una società pubblica non dovrebbe significare essere meno efficiente. Anzi, dovrebbe significare garantire un servizio nell'interesse della collettività con criteri di gestione rigorosi.

Il problema nasce quando la proprietà pubblica finisce per confondersi con la gestione politica.

Una società che eroga un servizio essenziale deve ragionare come un'impresa: programmare gli investimenti, controllare i costi, recuperare i crediti, garantire la qualità del servizio e assumersi la responsabilità delle proprie scelte.

Se questo non avviene, la natura pubblica della società rischia di diventare una protezione dalle conseguenze degli errori invece che una garanzia per i cittadini.

Le vicende di Alto Calore e Asidep, pur avendo caratteristiche e percorsi differenti, ripropongono interrogativi analoghi.

Perché non aprire ai privati?

È arrivato allora il momento di affrontare senza pregiudizi una possibilità: le società miste pubblico-private.

Non significa svendere i servizi pubblici e nemmeno rinunciare al controllo degli enti locali.

Significa immaginare un modello nel quale il pubblico mantenga indirizzo, controllo e tutela dell'interesse collettivo, mentre il privato possa mettere a disposizione capitali, competenze manageriali, capacità organizzativa e una maggiore responsabilizzazione sui risultati.

Il privato, naturalmente, non è per definizione sinonimo di efficienza. Anche un'azienda privata può essere gestita male. Ma la presenza di un soggetto privato sottoposto a regole, obiettivi e controlli può introdurre nella gestione una logica diversa: investimenti programmati, responsabilità economica, tempi certi e valutazione dei risultati.

Ed è proprio questa responsabilità che può diventare una garanzia in più.

Il coraggio di cambiare modello

La politica dovrebbe quindi smettere di affrontare ogni crisi come un'emergenza isolata.

Irpiniambiente, Alto Calore e Asidep dovrebbero diventare l'occasione per aprire una discussione seria sul futuro dei servizi pubblici in Irpinia.

La domanda non dovrebbe essere se il pubblico sia migliore del privato o viceversa.

La domanda dovrebbe essere quale modello garantisca ai cittadini servizi affidabili, sicuri, efficienti e finanziariamente sostenibili.

E forse la risposta non è scegliere tra pubblico e privato, ma mettere insieme il meglio dei due mondi.

Il pubblico deve mantenere il controllo e garantire l'interesse generale. Il privato può portare capitali, competenze e responsabilità gestionale.

Una società mista, costruita con regole trasparenti e controlli rigorosi, può quindi rappresentare una strada per garantire maggiore affidabilità, continuità e sicurezza nei servizi essenziali.

Perché la vera tutela del cittadino non sta nel sapere che una società è totalmente pubblica.

Sta nel sapere che chi gestisce l'acqua, i rifiuti o la depurazione è in grado di farlo bene, che i conti sono sotto controllo, che gli investimenti vengono realizzati e che, soprattutto, qualcuno risponde dei risultati.

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