CARO VITA E CRISI

Irpinia, il carovita frena i consumi: famiglie sempre più in difficoltà

Marinelli (Confesercenti): «Servono interventi a sostegno del reddito e del commercio. Priorità alla riduzione dei costi energetici».

03 novembre 2026 08:12
Irpinia, il carovita frena i consumi: famiglie sempre più in difficoltà -
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Il carovita continua a pesare sulle famiglie irpine e modifica profondamente le abitudini di acquisto dei consumatori. Si spende meno, si cercano con maggiore frequenza offerte e promozioni e si rinuncia a una serie di consumi, soprattutto nei settori della ristorazione, dei bar, dell'abbigliamento e del tempo libero. Una situazione che mette sotto pressione anche le piccole attività commerciali del territorio.

A lanciare l'allarme è Giuseppe Marinelli, presidente provinciale di Confesercenti Avellino, che richiama l'attenzione sulle conseguenze dell'aumento del costo della vita sul tessuto economico locale.

«Il carovita sta modificando profondamente i comportamenti dei consumatori. Meno acquisti, maggiore attenzione alle promozioni e rinunce soprattutto su ristorazione, bar, abbigliamento e tempo libero. Occorre difendere il potere d'acquisto delle famiglie e sostenere le piccole imprese del territorio», afferma Marinelli.

Anche l'Irpinia, dunque, risente di una tendenza ormai diffusa, che sta ridisegnando il rapporto tra consumatori, negozi e attività di servizio. L'aumento dei prezzi dei beni alimentari, delle bollette energetiche e dei carburanti, insieme alla persistente incertezza economica, spinge sempre più cittadini a rivedere le proprie priorità di spesa, cercando occasioni di risparmio e rinunciando, in molti casi, ad acquisti e servizi che fino a poco tempo fa facevano parte delle normali abitudini quotidiane.

A confermare il fenomeno sono i dati del sondaggio Confesercenti-Ipsos: il 93% dei cittadini ha cercato di contenere una o più voci del bilancio familiare negli ultimi tre mesi e oltre nove su dieci hanno modificato i propri comportamenti di consumo o adottato strategie di risparmio.

Un quadro particolarmente preoccupante per la provincia di Avellino, dove il tessuto economico è caratterizzato da una presenza significativa di piccoli esercizi commerciali e attività a conduzione familiare. La contrazione della spesa rischia infatti di compromettere la tenuta delle imprese di vicinato, con ripercussioni sull'intera economia locale.

Tra i consumi maggiormente penalizzati figurano quelli considerati meno indispensabili o più facilmente comprimibili: ristoranti, bar, vacanze, parrucchieri, barbieri, centri estetici e attività ricreative. Ma i tagli riguardano anche abbigliamento e calzature, la spesa alimentare e soprattutto le bevande. Le famiglie cercano inoltre di ridurre i consumi domestici di luce e gas.

Cambiano anche le modalità di acquisto. Secondo l'indagine Confesercenti-Ipsos, il 66% degli intervistati cerca più frequentemente offerte, promozioni e sconti, mentre il 56% presta maggiore attenzione alla riduzione degli sprechi e a un utilizzo più razionale dei prodotti acquistati. Il 41% sceglie beni e servizi meno costosi e una quota analoga preferisce rinviare acquisti importanti, lavori e altre spese.

Una dinamica che produce effetti negativi su entrambi i fronti: le famiglie vedono ridursi il proprio potere d'acquisto, mentre le imprese devono fare i conti con una domanda più debole e con costi di gestione sempre più elevati.

«Il carovita – conclude Marinelli – da un lato crea crescenti difficoltà alle famiglie e dall'altro riduce i margini di ricavo delle attività, che vedono aumentare anche i costi di esercizio, con concreti rischi di chiusura delle imprese e conseguenti ricadute negative sull'occupazione».

Da qui la richiesta di interventi concreti per sostenere il sistema economico locale. «Occorrono misure efficaci di sostegno al reddito dei lavoratori e interventi a tutela del commercio. La priorità è alleggerire i costi energetici per famiglie e imprese», conclude il presidente provinciale di Confesercenti Avellino.

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