Irpinia e Sannio sul filo del rasoio: la nuova Legge sulla Montagna ridisegna i confini dei borghi

L'Appennino campano trema, ma non per il sottosuolo. A scuotere le comunità delle aree interne è la nuova "Legge per la Montagna" (L. 12 settembre 2025, n. 131), un provvedimento che, se da un lato pr...

21 gennaio 2026 10:39
Irpinia e Sannio sul filo del rasoio: la nuova Legge sulla Montagna ridisegna i confini dei borghi -
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L'Appennino campano trema, ma non per il sottosuolo. A scuotere le comunità delle aree interne è la nuova "Legge per la Montagna" (L. 12 settembre 2025, n. 131), un provvedimento che, se da un lato promette risorse fresche attraverso il fondo FOSMIT, dall'altro impone una "dieta" drastica all'elenco dei comuni beneficiari. La riforma, voluta per concentrare gli aiuti solo sui territori con oggettivi svantaggi morfologici, rischia di trasformarsi in un boomerang per il Sannio e l'Irpinia, dove la distinzione tra "collina alta" e "montagna" è spesso sottile ma vitale per la sopravvivenza economica.

La "Ghigliottina" dei Criteri: Pendenza e Altimetria

Fino a ieri, la classificazione dei comuni montani poggiava su norme del 1952. Il nuovo sistema, in fase di definizione attraverso i DPCM attuativi di inizio 2026, introduce parametri geometrici rigidi:

  • Quota altimetrica media: Non basta più avere una "cima" nel territorio; è l'altezza media dell'intero comune a fare fede.
  • Pendenza del terreno: Un criterio tecnico che penalizza i comuni situati su altopiani o valli interne, pur se difficilmente raggiungibili.
  • Comuni "Interclusi": Una parziale scialuppa di salvataggio per quei borghi che, pur non avendo le pendenze richieste, sono circondati da montagne.

Secondo le prime stime dell'UNCEM e dei sindacati agricoli, in Campania 125 comuni rischiano di sparire dalla mappa della montagna, con Avellino e Benevento in prima linea tra le province più colpite.

L’Impatto nelle Province: tra Sannio e Irpinia

Nel Sannio, il rischio riguarda molti centri del Fortore e dell'area Titerno-Tammaro. Borghi che combattono da decenni contro lo spopolamento potrebbero trovarsi improvvisamente esclusi dai fondi per il dissesto idrogeologico e dagli sgravi fiscali.

In Irpinia, la situazione è altrettanto tesa. Sebbene l'ossatura della provincia resti marcatamente montana, circa 29 comuni irpini sono finiti sotto la lente d'ingrandimento del Ministero. Paradossalmente, centri situati a ridosso di massicci importanti ma con nuclei urbani in zone pianeggianti rischiano di essere considerati "pianura" o "collina" da un algoritmo.

Cosa si perde? I benefici in bilico

Essere esclusi dall'elenco non è solo una questione di "etichetta", ma di portafoglio. La Legge 131/2025 prevede infatti:

  1. Incentivi Sanità e Scuola: Crediti d'imposta fino a 2.500-3.500 euro per medici e insegnanti che prendono casa nei comuni montani. Senza lo status, sarà ancora più difficile coprire le sedi vacanti in Irpinia e nel Sannio.
  2. Imprese Giovanili: Tassazione agevolata al 15% per i giovani sotto i 41 anni che avviano attività nei territori riconosciuti.
  3. Bonus Casa: Detrazioni maggiorate per chi acquista o ristruttura la prima casa in montagna.

La Battaglia dei Sindaci

"La montagna non si misura con il righello", è il grido che si leva dai palazzi municipali di Benevento e Avellino. La Conferenza Stato-Regioni è attualmente in una fase di stallo: la Campania, insieme a Sardegna e altre regioni appenniniche, chiede che al dato geografico venga affiancato un indicatore di disagio sociale (distanza dagli ospedali, carenza di trasporti, indice di vecchiaia).

Il rischio è che la riforma, nata per aiutare le "terre alte", finisca per premiare solo l'Arco Alpino, dimenticando che un comune del Sannio a 600 metri può essere molto più isolato di un comune delle Alpi a 1.000 metri servito da autostrade e ferrovie.

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