Il saluto del Procuratore della Repubblica di Avellino Domenico Airoma

Un commiato dopo cinque anni che lo hanno visto alla guida della Procura della Repubblica di Avellino. Il Procuratore Domenico Airoma ha scelto per questo appuntamento uno dei luoghi simbolo della ci...

15 gennaio 2026 12:14
Il saluto del Procuratore della Repubblica di Avellino Domenico Airoma -
Condividi

Un commiato dopo cinque anni che lo hanno visto alla guida della Procura della Repubblica di Avellino. Il Procuratore Domenico Airoma ha scelto per questo appuntamento uno dei luoghi simbolo della città di Avellino, il Polo dei Giovani. «Cinque anni impegnativi, ma anche entusiasmanti sotto molti aspetti», ha esordito il Procuratore, parlando della sua esperienza in un territorio complesso come quello irpino. Un’esperienza che ha visto la sua Procura impegnata in un lavoro quotidiano, fatto di sforzi e sacrifici, ma anche di piccole vittorie che, a distanza di tempo, assumono un valore immenso. «Avete fatto il vostro lavoro con professionalità, spesso rompiscatole nella misura giusta», ha continuato, riferendosi agli operatori dell’informazione, in un equilibrio delicato tra critica e ammirazione. Una battuta, certo, ma anche un riconoscimento per un lavoro che si è svolto, sempre, nel rispetto della verità e dell’impegno verso la comunità. Guardando indietro, il Procuratore non ha potuto fare a meno di riconoscere le difficoltà che hanno segnato il suo operato. Un percorso, come ogni altro, caratterizzato da luci e ombre. Se la sua azione è stata costantemente indirizzata a far prevalere la giustizia, non sono mancati i momenti di frustrazione. «Le colpe non sono mai solo degli altri», ha dichiarato, con una riflessione che, pur avendo la sobrietà della consapevolezza, tradisce un velo di amarezza. Perché, come ha aggiunto, «quando le risposte non arrivano o arrivano troppo tardi, è un fallimento. Ho sempre sentito questo come un peso». Parole che, pur nell’apparente distacco, trasmettono il cuore di una lotta quotidiana, che spesso non porta i frutti sperati. Eppure, non è il rimpianto a dominare il suo discorso. Il Procuratore ha voluto evidenziare anche gli aspetti positivi del suo mandato, quelli che hanno contribuito a segnare il passo verso un futuro migliore. «Si può fare. Si può fare giustizia anche in contesti difficili, dove sembrava impossibile», ha dichiarato, con fermezza, quasi a voler trasmettere un messaggio di speranza a chi, come lui, ha deciso di intraprendere la via della giustizia. Un messaggio che trova la sua forza nella concretezza, e che si riflette nel dato positivo della sua gestione: il rinnovamento del personale della Procura. «Due giovani magistrati sono già stati assunti, e sono attesi altri tre entro la fine di giugno», ha precisato, dimostrando come il ricambio generazionale, lungi dal rappresentare una minaccia, sia invece una risorsa indispensabile. Il Procuratore ha anche voluto soffermarsi sulle sfide future, quelle che dovranno essere affrontate dai suoi successori. Tra queste, la delinquenza giovanile rappresenta, senza dubbio, uno degli aspetti più preoccupanti. «L’Irpinia sta vivendo una fase di transizione difficile, con la nascita di nuovi gruppi criminali», ha sottolineato, alludendo a una situazione che potrebbe sfuggire di mano se non affrontata con tempestività. Neanche a dirlo, questo fenomeno ha avuto una risposta concreta attraverso la collaborazione con Nicola Gratteri, procuratore capo di Catanzaro, per il quale la sinergia tra le istituzioni è fondamentale nella lotta alla criminalità. «È necessario intervenire in tempo per evitare che questi gruppi acquisiscano una struttura troppo solida», ha continuato, richiamando l’attenzione sulla pericolosità di questi nuclei emergenti, che potrebbero determinare un cambiamento radicale nel panorama criminale della regione. In merito a questo, il Procuratore ha fatto un parallelo con l’esperienza passata, ricordando il periodo in cui si occupò dei primi sviluppi del clan Genovese. «All’epoca c’era il rischio di sottovalutare la situazione, ma poi i risultati hanno mostrato la realtà dei fatti», ha detto, senza mai dimenticare che «se non comprendiamo la storia peculiare di un territorio o di una comunità, non riusciamo a fare adeguata prevenzione e repressione». Non sono mancati, infine, i suoi riferimenti alla politica locale e alla pubblica amministrazione, un tema che ha caratterizzato il suo mandato e che, a suo parere, è destinato a restare cruciale anche in futuro. La gestione commissariale della città di Avellino, che terminerà in primavera, rappresenta un momento delicato per il futuro della città. «Non posso che augurarmi che la pubblica amministrazione sia guidata da persone che abbiano sempre a cuore la dignità di tutti», ha affermato, lanciando un invito a tutti coloro che avranno la responsabilità di guidare la città nei prossimi anni. Non solo legalità, ma anche equità, giustizia sociale e rispetto per i principi fondamentali che costituiscono il tessuto della comunità. «Non basta parlare di legalità, bisogna mettere in pratica i principi di equità e giustizia», ha dichiarato, sottolineando che i concorsi pubblici devono essere svolti in modo trasparente e senza favoritismi. «Quando si svolge un concorso, tutti devono essere messi nelle stesse condizioni, senza favoritismi o “buste sotto banco”». Il Procuratore lascia Avellino con un sentimento che, pur segnato dai rimpianti, è anche intriso di speranza. La giustizia, per quanto imperfetta e talvolta dolorosa nel suo percorso, è sempre possibile. Un concetto che è diventato il filo conduttore della sua carriera e che, probabilmente, continuerà a guidarlo nel suo nuovo incarico a Napoli.

Segui Informazione Sei