Il futuro dei medici di base: tra dipendenza e Case di Comunità
Schillaci punta su una riforma storica per il Servizio Sanitario: medici di medicina generale dipendenti pubblici su base volontaria.
Il ministro della Salute Orazio Schillaci ha presentato oggi alla Conferenza delle Regioni la bozza di un decreto legge che mira a trasformare radicalmente la medicina territoriale entro maggio. L'obiettivo centrale del progetto è integrare stabilmente i medici di famiglia nelle Case di Comunità, offrendo loro la possibilità, rigorosamente su base volontaria, di transitare verso un rapporto di lavoro subordinato con il Servizio sanitario nazionale, superando l'attuale modello basato esclusivamente sulla convenzione.
La riforma ambisce a trasformare la figura del medico di base, rendendola un pilastro fondamentale delle nuove strutture territoriali finanziate dal Pnrr, il cui numero dovrà raggiungere la piena operatività entro il 30 giugno 2026. Attraverso un sistema di remunerazione legato alla presa in carico dei pazienti cronici e alla collaborazione in équipe multidisciplinari, il Ministero intende alleggerire la pressione sugli ospedali e offrire una risposta più efficiente ai bisogni di cura dei cittadini, specialmente delle fasce più fragili della popolazione.
Parallelamente all'innovazione organizzativa, il provvedimento affronta la cronica carenza di personale che affligge il comparto, con oltre 5.700 posizioni scoperte a livello nazionale. Il Ministero mira a "nobilitare" la professione di medico di medicina generale, istituendo un percorso di specializzazione ad hoc che ne aumenti l'attrattività e ne equipari il trattamento economico a quello delle altre branche specialistiche, invertendo così il trend di diminuzione costante registrato negli ultimi cinque anni.
Sebbene la bozza sia stata accolta in modo complessivamente positivo durante l'incontro con le Regioni, il cammino verso l'approvazione definitiva si preannuncia complesso a causa delle posizioni divergenti espresse dai sindacati di categoria. Nonostante i timori di alcuni comparti, il ministro Schillaci ha esortato i presidenti regionali a cogliere questa opportunità storica, sottolineando che il testo non abolisce la convenzione esistente, ma introduce un sistema misto orientato a una profonda modernizzazione del sistema sanitario italiano.