Il dolore di Patrizia, madre di Domenico: "Nessuno scusa, ora vogliamo giustizia"
La mamma del bimbo morto dopo il trapianto rompe il silenzio alla Camera alla vigilia del processo: "Hanno provato a nascondere tutto".
A fine settembre prenderà il via il processo per la morte del piccolo Domenico, il bambino deceduto a seguito di un trapianto di cuore dopo un'agonia durata due mesi. La madre, Patrizia Mercolino, ne ha parlato oggi alla Camera dei Deputati durante la presentazione del suo libro, affidando ai giornalisti una dura testimonianza contro la mancanza di comunicazione e i presunti tentativi di depistaggio messi in atto dai responsabili.
Per la famiglia del piccolo il tempo sembra essersi fermato, sospeso nell'attesa di un'aula di tribunale dove poter finalmente guardare in faccia chi ha spezzato la vita del loro bambino. Patrizia Mercolino ha confessato con fermezza come oggi il desiderio di fare piena luce sull'accaduto e ottenere giustizia abbia superato persino la devastazione del lutto. Delle eventuali scuse tardive, ha sottolineato la donna, non saprebbe più cosa farsene, visto che con il passare dei mesi stanno emergendo dettagli sempre più gravi e sconcertanti su quanto realmente accaduto in corsia.
La rabbia della madre è rivolta soprattutto a un sistema che, a suo dire, ha trattato la vita di un bimbo con superficialità, quasi fosse un oggetto inanimato. La mancanza di trasparenza nei confronti dei genitori è stata totale e ha trasformato una tragedia medica in un incubo d'omertà. Sbagliare può essere umano, ma la sensazione vissuta dalla famiglia è stata quella di un vero e proprio tentativo di insabbiare i fatti e prendere in giro due genitori disperati.
A dare la forza di lottare è stato proprio il coraggio dimostrato dal piccolo Domenico nei suoi ultimi giorni. Il bambino ha resistito per ben sessanta giorni attaccato alla macchina per l'Ecmo, andando ben oltre ogni logica e previsione dei medici. Una battaglia strenua che la madre interpreta come un testamento spirituale: il figlio ha combattuto così a lungo affinché la verità non potesse essere sotterrata, imponendo ai genitori di non arrendersi fino alla fine.