I Sindaci della Valle Caudina chiedano controlli approfonditi all’Arpac in tutti i comuni.
Dopo il rogo nell’area P.I.P. di Airola cresce la richiesta di un monitoraggio ambientale esteso a tutta la Valle Caudina. Servono verifiche accurate, dati trasparenti e una strategia comune di prevenzione
La nube di fumo che si è alzata nel pomeriggio del 31 agosto dall’area P.I.P. di via Caracciano ad Airola non può essere considerata soltanto la cronaca di un incendio. È un episodio che ripropone, ancora una volta, una domanda che riguarda tutta la Valle Caudina: quanto è sicuro il nostro territorio e quanto siamo preparati a fronteggiare un’emergenza ambientale di questo tipo?
Il rogo ha interessato un’attività di gestione e stoccaggio di rifiuti, producendo una consistente colonna di fumo che, spinta dal vento, ha raggiunto anche aree esterne al luogo dell’incendio. Il Comune di Airola ha attivato il Centro Operativo Comunale e sono state adottate misure precauzionali anche nei territori potenzialmente interessati dalla nube.
Ma proprio perché il fumo può essere trasportato dal vento anche a diversi chilometri di distanza, l’emergenza non può essere letta soltanto attraverso i confini amministrativi di Airola.
Ora tocca ai sindaci: la Valle Caudina deve chiedere risposte
È arrivato il momento che i sindaci della Valle Caudina facciano sentire con forza la propria voce e chiedano all’Arpac controlli ambientali seri, approfonditi e coordinati sull’intero territorio.
Non per creare allarmismo, ma esattamente per il motivo opposto: conoscere, misurare e verificare.
Un incendio di rifiuti non è infatti paragonabile a un normale incendio urbano. La combustione di materiali differenti può produrre particolato e sostanze gassose diverse in funzione della composizione dei materiali e delle condizioni del rogo. Tra gli inquinanti che possono essere ricercati attraverso specifiche analisi figurano diossine, furani, PCB, idrocarburi policiclici aromatici e metalli.
Ma è altrettanto importante non trasformare una possibilità in una certezza: la presenza di una nube scura non dimostra, da sola, l’esistenza di una contaminazione. Servono campionamenti, analisi e dati scientifici.
Ed è proprio questo che oggi i cittadini hanno il diritto di chiedere.
Non basta controllare dopo l’incendio
L’Arpac è già impegnata nel monitoraggio dell’area interessata dall’incendio. Ma la domanda che deve essere posta dalle amministrazioni è più ampia: cosa succede nel resto della Valle Caudina?
Quali sono le attività a maggiore rischio?
Quali materiali vengono stoccati?
In quali quantità?
Quali controlli vengono effettuati?
Quali sono le condizioni degli impianti e delle aree di deposito?
Esistono situazioni che meritano particolare attenzione?
Sono domande alle quali non si può rispondere soltanto quando divampa un incendio.
La prevenzione deve arrivare prima dell’emergenza.
Per questo i sindaci dei Comuni della Valle Caudina dovrebbero chiedere un monitoraggio ambientale esteso e coordinato, coinvolgendo Arpac e gli altri enti competenti, per costruire un quadro aggiornato della situazione e individuare eventuali criticità.
La nube non conosce i confini dei Comuni
L’episodio di Airola ha dimostrato ancora una volta quanto sia importante ragionare in termini di territorio e non soltanto di singolo Comune.
La direzione del vento, la velocità, le condizioni atmosferiche e l’evoluzione dell’incendio possono modificare rapidamente la traiettoria del pennacchio. È per questo che anche altri Comuni possono trovarsi a dover adottare misure cautelative, come accaduto a Montesarchio.
Questo, naturalmente, non significa che i territori raggiunti dal fumo siano automaticamente contaminati. Significa che l’area di attenzione deve essere stabilita sulla base dei dati meteorologici e delle analisi ambientali, non dei confini amministrativi.
Ed è qui che dovrebbe emergere una responsabilità condivisa della Valle Caudina.
I cittadini hanno bisogno di dati, non di rassicurazioni generiche
Le indicazioni dell’Asl Benevento durante l’emergenza hanno richiamato la popolazione alla prudenza: evitare attività all’aperto e permanenze prolungate nelle aree interessate, tenere chiuse porte e finestre, spegnere condizionatori e sistemi di ventilazione e lavare accuratamente frutta e verdura prima del consumo.
Sono indicazioni importanti durante l’emergenza. Ma una volta terminata la fase più critica, deve iniziare quella della conoscenza.
I cittadini devono sapere cosa è stato rilevato, dove sono stati effettuati i campionamenti, quali sostanze sono state cercate e quali risultati hanno prodotto le analisi.
Perché la fiducia nelle istituzioni passa anche dalla trasparenza dei controlli e dalla pubblicazione dei dati.
Una richiesta che riguarda tutta la Valle Caudina
L’incendio di Airola deve quindi rappresentare un punto di partenza.
I sindaci della Valle Caudina hanno oggi l’opportunità di trasformare un’emergenza in una richiesta istituzionale forte: chiedere ad Arpac controlli accurati e omogenei sul territorio, verificare le situazioni di maggiore rischio e pretendere dagli enti competenti una maggiore attenzione alla prevenzione.
E, soprattutto, fare fronte comune affinché episodi di questo genere non diventino una drammatica consuetudine.
Perché non è sufficiente intervenire quando le fiamme sono già alte e una colonna di fumo attraversa la Valle.
La sicurezza ambientale non può essere affrontata soltanto dopo un incendio. Va costruita prima.
E oggi la Valle Caudina ha bisogno di una risposta chiara dei suoi amministratori: controlli seri, analisi accurate, trasparenza e prevenzione. Prima del prossimo rogo, non dopo.