I bombardamenti, le tessere del pane e le mine: i ricordi di guerra di Angelo Matera

A dieci anni visse la tragedia del 1943 a Frasso Telesino. Una memoria preziosa per la nascita della Giornata della Memoria e delle Radici.

22 agosto 2026 11:40
I bombardamenti, le tessere del pane e le mine: i ricordi di guerra di Angelo Matera -
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Nel suo racconto, la guerra comincia dalla quotidianità. Il pane e la pasta venivano distribuiti attraverso le tessere, in Piazza IV Novembre, secondo giorni stabiliti. Il cibo era poco e la fame era una presenza costante. Le difficoltà arrivavano persino a provocare discussioni tra le persone, esasperate dalla scarsità delle razioni.

Aveva dieci anni Angelo Matera quando Frasso Telesino visse i giorni drammatici della guerra. Nato nel paese il 7 febbraio 1933, nel 1943 era ancora un bambino, ma alcuni ricordi di quella stagione sono rimasti impressi nella sua memoria con una nitidezza straordinaria: la fame, il razionamento, il rumore delle bombe, i combattimenti e, soprattutto, il pericolo rimasto nel territorio anche dopo il passaggio del fronte. Per sopravvivere, si cercavano soluzioni alternative. Le persone macinavano le fave e ghiande di cerze per fare il pane. Sono parole semplici che restituiscono la dimensione concreta della miseria vissuta dalla popolazione: quando la farina non bastava, anche ciò che offrivano i campi e i boschi diventava indispensabile per mettere insieme qualcosa da mangiare.

Poi c'erano le bombe. Angelo Matera ricorda che i tedeschi sparavano da Castel Campagnano verso Frasso Telesino. Ricorda in particolare un combattimento nei pressi del Casino Rosso, lungo la strada verso Melizzano, dove si affrontarono americani e tedeschi e dove, secondo la sua memoria, morirono molte persone. Ma il pericolo non terminò con la fine dei combattimenti. Nel territorio rimasero numerosi ordigni inesplosi, disseminati tra il paese, le campagne e le montagne. Erano una minaccia silenziosa, spesso invisibile, destinata a continuare a mietere vittime anche quando il rumore della guerra si era ormai allontanato.

La curiosità, l'ingenuità e probabilmente anche la necessità di comprendere o recuperare quegli oggetti potevano trasformarsi in tragedia. Matera ricorda il caso di Carlo Della Selva, rimasto ferito a un orecchio dall'esplosione di un ordigno, mentre l'amico che era con lui non sopravvisse. Un altro episodio rimase impresso nella memoria del testimone: lungo la strada Frasso-Dugenta, una persona trovò un ordigno e, nel tentativo di aprirlo, provocò un'esplosione. Rimase gravemente ferita e venne trasportata dal dottor Mario Calandra, ma la tragedia si consumò proprio durante il soccorso, poiché mentre saliva le scale per raggiungere lo studio del medico, l'uomo morì.

Sono episodi diversi, ma accomunati dallo stesso drammatico filo conduttore: la guerra non finisce necessariamente quando cessano gli spari. Per chi viveva nei territori attraversati dal conflitto, le conseguenze potevano restare a lungo nelle campagne, lungo le strade e nei luoghi frequentati ogni giorno. La testimonianza di Angelo Matera restituisce così non soltanto il ricordo dei bombardamenti del 1943, ma soprattutto la memoria di una comunità costretta a fare i conti con la fame e con un territorio ancora pieno di pericoli. È il punto di vista di un bambino che osservava gli eventi senza poterli comprendere fino in fondo e che, a distanza di decenni, ne conserva ancora immagini, luoghi e volti.

Dalla Piazza IV Novembre al Casino Rosso, da Castel Campagnano alla strada Frasso-Dugenta, il suo racconto traccia una vera e propria geografia della memoria. È anche attraverso queste testimonianze personali che la storia di Frasso Telesino può essere restituita alle nuove generazioni: non soltanto come successione di date e avvenimenti, ma come esperienza vissuta dalle persone, nelle loro case, nelle piazze, nelle campagne e sulle strade del paese. La voce di Angelo Matera aggiunge così un nuovo tassello al percorso verso l'istituzione della Giornata della Memoria e delle Radici di Frasso Telesino, perché ricordare significa anche dare un nome, un luogo e una voce alle esperienze di chi ha attraversato quei giorni e ha portato con sé, per tutta la vita, il peso di quei ricordi.

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