Giffoni Film Festival: bufera per un presunto danno da 478mila euro
La Guardia di Finanza di Napoli notifica un invito a dedurre e un sequestro conservativo ai vertici dell’Ente per fondi dirottati dal 2016 al 2024.
I finanzieri del Nucleo di Polizia Economico-Finanziaria della Guardia di Finanza di Napoli, su delega della Procura Regionale per la Campania della Corte dei conti, hanno notificato in questi giorni un invito a dedurre e un contestuale atto di messa in mora all’Ente Autonomo Giffoni Experience, al suo direttore artistico e al Responsabile Unico del Procedimento. I soggetti coinvolti sono ritenuti responsabili di un presunto danno erariale quantificato in 478.769 euro, legato alla gestione dei contributi pubblici erogati dalla Regione Campania per le edizioni della celebre manifestazione cinematografica che vanno dal 2016 al 2024. Contestualmente all'atto, le fiamme gialle hanno eseguito un decreto di sequestro conservativo su rapporti bancari e crediti sia statali sia regionali riconducibili agli indagati, fino al raggiungimento dell'importo totale contestato dalla magistratura contabile.
Questo nuovo filone d'indagine costituisce lo sviluppo di un precedente fascicolo istruttorio incentrato sulle anomalie nella gestione del servizio di trasporto e movimentazione di ospiti e giurati della kermesse, una vicenda che ha già superato la fase preliminare ed è attualmente in attesa di una sentenza definitiva davanti ai giudici della Corte dei conti. Le successive e più approfondite attività investigative svolte dai militari hanno fatto emergere ulteriori e gravi criticità che ruotano attorno agli affidamenti diretti conferiti, proprio nel medesimo arco temporale di otto anni, a un’associazione culturale attiva nel settore del sociale e strettamente collegata alla manifestazione. I successivi accertamenti patrimoniali e anagrafici hanno permesso di appurare che il sodalizio in questione era presieduto dalla moglie dello stesso direttore artistico dell'Ente e contava come unica dipendente a libro paga la figlia della coppia.
Secondo la ricostruzione dettagliata effettuata dagli investigatori, lo schema illecito si sarebbe ripetuto ciclicamente con cadenza annuale attraverso la presentazione di progetti sociali dai contenuti estremamente vaghi e generici, incentrati su campagne di sensibilizzazione, attività di charity e servizi di supporto all'inclusione. Tali programmi venivano puntualmente inseriti tra le spese finanziate con i generosi fondi pubblici e gli incarichi, assegnati ogni anno per cifre quasi identiche, venivano poi regolarmente rendicontati per ottenere i contributi regionali ed europei. Le verifiche contabili hanno inoltre dimostrato che l'associazione beneficiaria non godeva di una reale autonomia sul mercato, poiché riceveva la quasi totalità delle proprie risorse finanziarie esclusivamente dagli affidamenti diretti del Giffoni Film Festival e utilizzava gran parte di quel denaro per coprire lo stipendio dell'unica dipendente.
A complicare la posizione dei vertici dell'Ente organizzatore si aggiunge il fatto che numerose attività di solidarietà indicate nei progetti cartacei sarebbero state, nella realtà dei fatti, eseguite in forma completamente gratuita da soggetti terzi o da altre associazioni partner estranee al meccanismo. La documentazione ufficiale acquisita dalla Guardia di Finanza ha infatti evidenziato uscite monetarie ritenute modeste, scarsamente pertinenti o del tutto prive di un collegamento diretto con le attività sociali effettivamente rendicontate alla Regione Campania. Il quadro accusatorio si completa con la contestazione di un palese conflitto d'interessi, dato che il direttore artistico ha partecipato attivamente alle procedure deliberative e il Responsabile Unico del Procedimento ha sempre attestato la conformità formale delle pratiche, rendendo così ammissibili al finanziamento pubblico spese che oggi i magistrati ritengono illegittime.