Frasso Telesino, Via San Rocco 4: la memoria dei bombardamenti del ’43

Filomena Iannotti ricordava la fuga in montagna, i fagioli sul fuoco e il fratello Luigi, scampato al rastrellamento tedesco.

27 settembre 2026 08:10
Frasso Telesino, Via San Rocco 4: la memoria dei bombardamenti del ’43 -
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C’è un civico preciso, nel cuore del paese, che conserva ancora oggi una pagina drammatica della storia di Frasso Telesino. È Via San Rocco numero 4, la casa dove viveva Filomena Iannotti, figlia del maestro di musica Giuseppe Iannotti e di Giovanna Insogna. Il balcone dell’abitazione, ancora visibile a ridosso della Chiesa di Santa Giuliana, diventa così il punto di partenza di una memoria che attraversa i giorni terribili del settembre 1943.

A raccogliere e tramandare il racconto è la figlia Tina Pangione, attraverso la testimonianza della madre custodita nell’Archivio della Giornata della Memoria e delle Radici. Un racconto familiare che restituisce, insieme ai luoghi, anche la paura e le difficoltà quotidiane vissute dalla popolazione durante la guerra.

La fuga verso la montagna

Quel giorno di settembre la madre di Filomena era in casa e stava preparando i fagioli per il pranzo. Poi, improvvisamente, il cielo sopra Frasso fu attraversato dai bombardamenti.

La fuga fu immediata. Filomena, la madre e la sorellina più piccola lasciarono la casa e si incamminarono a piedi verso la montagna, cercando un riparo tra la vegetazione.

Nel racconto della bambina, però, anche in mezzo al terrore delle esplosioni rimase un pensiero apparentemente semplice: i fagioli lasciati sul fuoco. Un dettaglio che racconta più di molte ricostruzioni la realtà di una comunità provata dalla guerra, dagli stenti e dalla fame.

Luigi, 19 anni, si getta dal camion tedesco

La testimonianza familiare conserva anche il ricordo del rastrellamento compiuto dalle truppe tedesche. Tra i giovani catturati c'era Luigi Iannotti, fratello di Filomena, appena diciannovenne.

Il ragazzo venne caricato su un camion militare insieme ad altri giovani del paese. Durante il trasferimento, approfittando di un momento favorevole, riuscì a lanciarsi dal mezzo in corsa. Fuggì attraverso le campagne e riuscì a far perdere le proprie tracce, evitando così la deportazione o il lavoro forzato.

Una fuga che, nella memoria della famiglia, rimase legata a quei giorni di paura e alle tante storie individuali vissute durante il passaggio della guerra nel territorio telesino.

Lo zio Antonio e il Palazzo del Principe

Nella ricostruzione familiare trova spazio anche la figura dello zio paterno di Filomena, il Capitano Antonio Iannotti, conosciuto in paese proprio con questo appellativo.

Antonio Iannotti abitava in un appartamento all'interno del Palazzo del Principe, con il balcone affacciato direttamente sul bar della piazza principale. Rimase a Frasso Telesino fino alla morte della moglie, avvenuta nel 1968. Due anni più tardi, nel 1970, lasciò il paese per trasferirsi a Caserta, dove raggiunse la famiglia.

Quel temporale che riportava al 1943

Filomena Iannotti è morta a quasi 94 anni. Ma il ricordo di quei giorni non si è mai realmente spento.

Per tutta la vita, quando un temporale attraversava il territorio e il cielo veniva scosso dai tuoni, quei rumori riaccendevano in lei il ricordo dei bombardamenti. Tornavano alla mente la fuga da Via San Rocco, la corsa verso la montagna, la paura e l'incertezza di quei giorni.

Oggi quella memoria, tramandata attraverso la figlia Tina Pangione e affiancata dalla documentazione d'epoca, consente di ricostruire un altro frammento della storia di Frasso Telesino: una storia fatta non soltanto di grandi eventi, ma anche di case, strade, famiglie, fughe e piccoli dettagli — come una pentola di fagioli lasciata sul fuoco — rimasti impressi nella memoria per tutta una vita.

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