Flumeri: “Signor Ministro, non ci lasci nel deserto”. I lavoratori Menarini scrivono a Roma

Cassa integrazione, promesse mancate e lo spettro del disimpiego: le tute blu dello stabilimento irpino chiedono risposte urgenti al Governo sul futuro del polo nazionale dell'autobus.

A cura di Redazione
07 aprile 2026 14:20
Flumeri: “Signor Ministro, non ci lasci nel deserto”. I lavoratori Menarini scrivono a Roma -
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Non è solo una vertenza industriale; è la battaglia per la sopravvivenza di un intero territorio. I lavoratori dello stabilimento Menarini di Flumeri (ex IIA), oggi sotto il controllo del Gruppo Seri Industrial, hanno rotto il silenzio inviando una lettera aperta accorata e durissima al Ministro delle Imprese e del Made in Italy.

Il messaggio è chiaro: il tempo della pazienza è scaduto. Dietro i cancelli della Valle Ufita, il clima è cupo. Nonostante l'orgoglio di aver consegnato 400 autobus in un anno, dimostrando capacità produttiva e resilienza, le linee sono ora ferme.

Una crisi paradossale nell'era del PNRR

Il paradosso denunciato dai lavoratori è stridente. Mentre l'Italia vive una stagione di rinnovamento della mobilità pubblica grazie ai miliardi del PNRR, lo stabilimento che dovrebbe esserne il fiore all'occhiello è paralizzato.

"Siamo in cassa integrazione da tre mesi e non abbiamo certezze sulla ripresa", scrivono i dipendenti. "Le commesse mancano e le promesse sul partner tecnologico cinese sembrano essere rimaste sulla carta".

I tre punti della discordia

La lettera non si limita alla protesta, ma traccia una rotta precisa per il Ministero, chiedendo interventi su tre fronti critici:

  1. Investimenti: Una verifica reale sugli impegni presi dal Gruppo Seri.

  2. Partner Internazionale: Chiarezza sull’ingresso del colosso tecnologico (annunciato in pompa magna durante le visite istituzionali) necessario per competere sui mercati globali.

  3. Lavoro: Un piano di commesse pubblico che svuoti i corridoi della cassa integrazione e riaccenda i motori della fabbrica.

L’ultimo baluardo dell’Irpinia

Il grido d’aiuto che arriva da Flumeri è anche un monito sociale. In un’area già piagata dall’emigrazione giovanile e dallo spopolamento delle zone interne, la Menarini rappresenta l'ultima grande realtà industriale. Se cade Flumeri, il rischio è l'effetto domino: un deserto economico che condannerebbe l'Irpinia a un ruolo di periferia dimenticata.

"Non chiediamo assistenza, ma il diritto di lavorare", conclude la missiva. Ora la palla passa a Roma. La convocazione al Ministero è attesa come l’ultima chiamata per evitare che la Valle Ufita diventi l'ennesimo monumento all'archeologia industriale del Mezzogiorno.

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