Fine di un’era al Castello delle cerimonie: addio alle licenze
Il Consiglio di Stato conferma la revoca dei permessi per la Sonrisa dopo la decisione del Tar e la confisca definitiva.
La settima sezione del Consiglio di Stato ha respinto definitivamente il ricorso della famiglia Polese, confermando la legittimità degli atti con cui il comune di Sant'Antonio Abate ha revocato le licenze commerciali per il Grand Hotel La Sonrisa. Il provvedimento, firmato nei giorni scorsi in Campania, convalida la linea d'azione intrapresa dall'amministrazione comunale guidata dal sindaco Ilaria Abagnale. La decisione dei giudici amministrativi mette di fatto la parola fine alle attività alberghiere e di ristorazione della struttura, diventata celebre in tutta Italia come il "Castello delle cerimonie" grazie al fortunato e omonimo programma televisivo.
Il verdetto di secondo grado non fa altro che blindare una decisione già espressa precedentemente dal Tar, blindando l'operato del municipio che aveva dovuto procedere per vie legali a seguito della confisca definitiva del complesso immobiliare. I giudici di Palazzo Spada hanno ritenuto del tutto coerente il provvedimento sindacale di revoca delle autorizzazioni, considerando l'acquisizione del bene al patrimonio pubblico come un punto di non ritorno che impedisce la continuazione delle licenze in capo ai vecchi gestori. La famiglia Polese perde così l'ultimo baluardo giuridico a cui si era aggrappata nel tentativo di salvare la stagione degli eventi e mantenere in vita la macchina organizzativa della struttura ricettiva.
Il futuro del maestoso complesso di Sant'Antonio Abate entra ora in una fase completamente nuova e inedita, legata alle decisioni che l'amministrazione comunale prenderà per la gestione del bene confiscato. Cala temporaneamente il sipario sulle sfarzose feste e sui matrimoni sfarzosi che per anni hanno tenuto incollati alla televisione milioni di telespettatori, lasciando spazio a un dibattito aperto sul destino di un simbolo locale. Resta da capire come il territorio assorbirà l'impatto occupazionale e d'immagine derivante dalla chiusura definitiva di quello che, nel bene e nel male, è stato un fenomeno di costume della cultura pop contemporanea.